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Gli hashtag utilizzati sui social sono specchio del sentiment degli elettori. Dopo Brexit e Trump, la storia si ripete anche in Italia.

Con buona pace dei promotori renziani, del Financial Times, della crisi bancaria e di tutti i timorosi dell’instabilità politica, gli italiani hanno scelto: il No ha vinto e la Carta costituzionale del Paese non sarà modificata.
Se una volta si scendeva in piazza per far sentire la propria voce, oggi luogo del dibattito sono le molto più comode piazze virtuali dei social network. E le lotte politiche si svolgono a suon di hashtag.
Il #BastaUnSì di promotori e sostenitori della riforma – Renzi e Boschi su tutti – si è scontrato, perdendo, con lo #IoVotoNo dei vari Grillo, Salvini e Berlusconi.

Il prima
Che la riforma non sarebbe passata, su Twitter appariva chiaro già a più di un mese dal referendum. Per tutto il periodo, gli hashtag per il No sono stati nettamente in vantaggio numerico su quelli per il Sì.
Come evidenzia Gianni Riotta su La Stampa del 3 dicembre, il picco del 28 ottobre per la campagna del Sì si è verificato in concomitanza con la scelta di Renzi di scendere in piazza, a Roma, per entrare nel merito della riforma e sostenerne l’approvazione.
Gli hashtag a favore del No sono invece risultati particolarmente popolari il 13 novembre, quando è scoppiato il caso della lettera inviata dal Primo Ministro agli italiani all’estero, per invitarli a votare a favore del Sì.
L’uso degli hashtag è stato inoltre influenzato dalla quotidianità dei fatti e dai talk show televisivi: il 20 novembre – quando il Premier Renzi si è scontrato con Maurizio Landini nella trasmissione “In 1/2 ora” di Lucia Annunziata – si è registrato il picco comune del No e del Sì. (Fonte Twitter Api).

Il durante Durante la domenica di voto, a tenere banco è stato l’hashtag #MatiteCopiative, lanciato da Piero Pelù, fervente sostenitore del No, che ha gridato allo scandalo dopo aver scoperto che le matite distribuite ai seggi erano cancellabili. Fra tutte, due le reazioni più eclatanti: quella di Pelù stesso che, accortosi che il suo post si stava viralizzando, ha scelto opportunisticamente di modificare lo stesso aggiungendo l’hashtag #Eutopia per promuovere il suo nuovo disco; e quella della Zecca dello Stato che, a urne aperte, si è vista costretta a intervenire con un comunicato stampa a sedare la polemica innescata dal cantante.

 

l dopo Dalla chiusura dei seggi alle 23 e per lunga parte della notte, protagonista indiscusso degli hashtag referendali è stato Chicco Mentana, fresco vincitore del Macchianera Award per il miglior hashtag 2016 con #webeti. Gli italiani si sono appassionati alla #NotteDelReferendum lanciata dal giornlista e hanno fedelmente seguito l’ormai rituale #MaratonaMentana, twittando e postando in tema.

Alle 9 della mattina post-elettorale, un’amica fiorentina si lamenta su Facebook perché le toccherà pure cambiare nome al cane (Matteo, ndr) salvo poi decidere di aggiungere al nome anche il cognome (Matteo Ciaone); Twitter registra tra i trending topic gli hashtag di giubilo dei sostenitori del No: al primo posto – con oltre 7 mila menzioni – #HaVintoLaDemocrazia, seguito dall’ironico #CiaoneRenzi e dal nostalgico #BellaCiao.

Alle 9 della mattina post-elettorale, un’amica fiorentina si lamenta su Facebook perché le toccherà pure cambiare nome al cane (Matteo, ndr) salvo poi decidere di aggiungere al nome anche il cognome (Matteo Ciaone); Twitter registra tra i trending topic gli hashtag di giubilo dei sostenitori del No: al primo posto – con oltre 7 mila menzioni – #HaVintoLaDemocrazia, seguito dall’ironico #CiaoneRenzi e dal nostalgico #BellaCiao.

 


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Si è conclusa sabato scorso la prima edizione del MARKETERs Festival a Treviso, dove noi di Mashable Social Media Day Italy abbiamo partecipato in veste di Media Partner. Una giornata ricca di incontri, con un ottimo mix tra formazione  e networking professionale, speech e workshop sui temi digitali più attuali e rilevanti per chi lavora nel mondo marketing e business.

Dall’opening speech di Anthony Smith, Executive Business Coach per dirigenti e manager, con un’esperienza da Direttore Vendite Nike Italia e Managing Director Levi Strauss Italia, al discorso conclusivo di Sebastiano Zanolli, Manager e Scrittore motivazionale, passando per due percorsi formativi paralleli: digital transformation e digital marketing.
Nelle 4 aule messe a disposizione dal centro congressi di Villa Fiorita si sono alternati oltre 12 relatori dal calibro di Fabrizio Renzi di IBM Italy al manager di Accenture Francesco Magagnino, da Monica Gagliardi di OVS – che ci ha parlato dell’importanza nel creare un collegamento tra brand e community – a Veronica Civiero di L’Oréal Luxe.

Tra tweet a colpi di #InboundMktg, #MF16 e tag a non finire, la nostra inviata speciale #SMDAYIT e co-organiser Isabella Cultrera, ha avuto anche l’onore di intervistare una delle speakers più influenti del settore:  Simona Portigliotti – ex Senior Brand Manager di Nintendo e attuale Senior Marketing Manager di Gamestop. –

“La passione per il retail mi ha portato a dire addio, dopo più di 12 anni, ad una grande azienda come Nintendo Italia e passare a Gamestop, con la quale stiamo già mettendo in atto diverse strategie interessanti: il giusto mix tra retail tradizionale e digital, nonché il connubio tra videogame e merchandising, sarà la nostra sfida numero uno per il 2017”.
Ma per una grande donna come Simona, le sfide sono sempre state all’ordine del giorno: d’altronde in oltre 20 anni di carriera di cambiamenti nell’ambito digital ne ha visti eccome, ma la cosa che più la entusiasma “è l’idea che nessuno può davvero sapere dove arriverà il digitale, e cosa ci riserva il futuro. C’è molta strada da fare e mi diverte il fatto che nessuno sa per certo cosa ne sarà”.

Il suo intervento al MARKETERs Festival si è incentrato sull’aspetto digital del brand management, dove ha parlato del caso Pokémon.
Durante la nostra intervista ci confessa che:  “il successo di PokémonGo è stato del tutto inaspettato, e non studiato a tavolino come molti pensano; abbiamo poi sfruttato la strategia digital per portare altri risultati: aumentare le vendite dei giochi tradizionali.”
Alla platea spiega: “Come ripescare i lapsed gamers? Basta un semplice retargeting, per ri-affezionare i vecchi consumatori”.

Lo slogan di questa prima edizione del festival firmata Marketer’s Accademy è stato Never Stop Learning, e alla domanda “Qual è l’aspetto più belli del tuo lavoro, e quello che ti piace meno?”

Simona risponde, ridendo: “Copio lo slogan dell’evento. You never stop learning’. Il fatto che non si smette mai di imparare è sicuramente una cosa che amo. L’aspetto negativo? You never stop”.

Ecco l’intervista completa a Simona Portigliotti:

1. Simona, di cosa ti occupi esattamente all’interno della società Nintendo Italia?

Direi di formulare la domanda al passato, visto che sono entrata ufficialmente a far parte di Gamestop esattamente il 2 Novembre. Quindi all’interno di Nintendo Italia ero Senior Brand Manager e mi occupavo di tutto l’aspetto marketing delle console portatili, dal licesing alle partnership, per l’Italia. Sono stati 12 anni e 3 mesi ricchi di soddisfazioni, dove io e il mio team abbiamo sempre cercato di trasformare un prodotto “estero” in uno “italiano”. Lo sviluppo del prodotto avviene in Giappone quindi da noi arriva il prodotto già finito, e la sfida del marketing department è quello di saper trasformare il prodotto da internazionale a nazionale, attivando anche partnership in loco e organizzando eventi locali.

2. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?

Ammetto che non sono una gamer, e di certo non lo ero agli esordi. Posso dire che tutto parte da una passione “di pancia”. Il mio è stato un percorso spontaneo, in cui ogni passo e ogni scelta mi ha portato dove sono oggi, a volte anche in maniera casuale. Anche entrare a far parte di Gamestop è stato casuale: Gamestop è il cliente #1 di Nintendo e insieme abbiamo iniziato a ragionare su diverse strategie, in quanto si sta evolvendo molto verso il digitale, e da li ho deciso di iniziare questa nuova avventura con una società “USA”, dicendo addio al “Giappone”.

3. Quali evoluzioni, grazie al digitale, hai visto svilupparsi nel tuo lavoro quotidiano?

Sicuramente un tempo ci si focalizzava maggiormente anche su cinema e radio (a livello di marketing) mentre negli anni si è dato più rilievo alla TV e al digital. Inoltre il digital ha influenzato anche la velocità con cui è cambiato il retail, e mi incuriosisce il fatto che nessuno sa cosa ci riserva il futuro in questo ambito. I tempi cambiano ma non questo non deve essere per forza visto come una minaccia: sono le nuove esperienze che ci fanno crescere, ed andare avanti.

4. Ci sono aspetti del tuo lavoro che ami di più o meno? Quali sono gli aspetti negativi e positivi che ci vuoi raccontare?

Usando lo slogan del Festival ti posso dire “Never Stop Learning”. Perché è proprio vero… non si smette mai di imparare! Bisogna essere sempre curiosi, è la mia filosofia di vita. Un aspetto negativo invece è il fatto che non ti fermi mai, “you never stop”. E’ sempre tutto molto frenetico.

5. Alle aziende che si affacciano oggi al digitale quali consigli vorresti dare? Cosa diresti a quelle persone che tutt’oggi non credono nel potere del digitale?

Non credere nel digitale è sicuramente un errore. Esso non deve per forza sostituire i canali di vendita tradizionali, ogni azienda deve fare le proprie scelte in base al proprio prodotto e a ciò che la caratterizza, quindi di certo non dico che bisogna affidarsi al digitale al 100%, anzi. Non è detto che sia la soluzione giusta… o l’unica. Di certo mi sento di dire che il digitale può aiutare nella promozione e nella visibilità, quindi essere totalmente contro non è l’ideale. Io sono a favore di tutte le attività di marketing: online e offline, basta che siano intraprese secondo una strategia concreta e mirata.

6. Come mai hai deciso di partecipare come speaker al MARKETERs Festival, e perché hai scelto il topic del brand management legato alla sfera digitale, portando come case study “Pokémon”?

Mi piace molto partecipare ad eventi come questo, fare networking e conoscere nuove leve in ambito digitale e marketing. Parlare di PokémonGo, onestamente, mi è stato richiesto esplicitamente. Io avrei volentieri parlato di altro… però capisco la curiosità e la voglia di conoscere i retroscena di questo fenomeno, che – ammetto – è stato un successo inaspettato. Alcuni pensano sia stato studiato a tavolino… magari! Ciò di cui comunque parlerò è di come siamo riusciti a sfruttare la strategia digitale per portare altri risultati: aumentare le vendite dei giochi tradizionali.

7. Dal 2 Novembre sei entrata a far parte del team di GameStop nel ruolo di Senior Marketing Manager. Cosa ti aspetti da questa nuova avventura?

Ho sempre amato il retail, quindi è un po’ come tornare al passato. È un modo per arrivare direttamente al consumer, all’utente finale, attraverso il negozio…una cosa che mi piace molto. Ad oggi secondo me c’è poca verve nel retail e noi di Gamestop vogliamo lanciare una nuova sfida: a Roma e Udine abbiamo già aperto due store, Zing, in cui vendiamo solo merchandising, niente videogames, e mi dovrò occupare di tutto l’aspetto marketing, portando la mia esperienza digital e adattarla al tradizionale. Una sfida? Senz’altro.