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Li chiamano artigiani digitali. Sono giovani imprenditori che svolgono mestieri della tradizione manifatturiera italiana, ma lo fanno in modo smart: integrando nei processi di produzione nuovi strumenti o ampliando il proprio pubblico attraverso il web e i social network.

Il digital manufacturing è tra i trend segnalati da StartupItalia per il 2018. Questo mese, il #SMDAYITONTHEROAD è ripartito alla volta di Pesaro per incontrare Olivia Monteforte, artigiana digitale, che realizza scarpe su misura. Nel 2016 è stata chiamata dai wwworker a portare la propria esperienza a Montecitorio ed è diventata un modello per molti giovani crafter.

Ciao Olivia, grazie per aver accettato questa intervista. Online sei diventata un punto di riferimento per molti artigiani, che faticano a far emergere il proprio lavoro. Tu quali canali utilizzi per far conoscere la tua attività?

Utilizzo molto i social network, in particolare Facebook e Instagram. Faccio parte della rete di Italian Stories, la vetrina online delle botteghe digitali. Il mio sito internet è in fase di costruzione, ma non prevedo una sezione e-commerce. Realizzando scarpe su misura, ogni prodotto è una storia a se, non ci sono campionari o modelli predefiniti. Bisogna uscire dalla logica tradizionale di acquisto: non si compra qualcosa che esiste già, ma si costruisce insieme. Questo è il mio metodo di lavoro: ogni scarpa è unica perché unisce la personalità del cliente a un attento lavoro di ricerca e progettazione.

Quanto sono stati determinanti i social per la tua attività?

Ho aperto la pagina Facebook nel 2015. La cosa sorprendente è che in meno di 24 ore, grazie alle condivisioni, la pagina ha raggiunto 500 fan. Da quando ho aperto la pagina ho ricevuto diversi contatti di persone e anche di testate giornalistiche. Ancora oggi rappresentano una vetrina importante per far conoscere la mia attività.

Cosa rappresenta il tuo logo?

Anche nella scelta del logo, ho voluto cercare qualcosa che mi rappresentasse. La ricerca non è stata facile. L’azzurro è il colore delle suole che realizzo ed è un elemento ricorrente delle mie creazioni. Lo strano uccello che compare nell’immagine, invece, è una sula dai piedi azzurri, un particolare esemplare di volatile che durante il corteggiamento mette in mostra le zampe danzando.

Come hai impostato la tua strategia di comunicazione online?

All’inizio, non capivo come comunicare sul web. Sono una persona riservata, non amo condividere tutto quello che mi succede. Quello che ho fatto all’inizio è organizzare la gallery nel modo più professionale possibile, per raccontare il mio lavoro e far conoscere le mie creazioni.

 

Bottega offline e online, come racconti il tuo lavoro?

Per me, è molto importante far conoscere il processo produttivo e le caratteristiche del prodotto, realizzato a mano. Ispirandomi alla rete e ai social, ho voluto creare una sorta di spazio “aperto” una grande vetrina che permette a tutti di vedere il mio laboratorio atelier con la massima trasparenza, online come offline.


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Dal 2009, anno della sua creazione, possiamo decisamente affermare che Whatsapp ne ha fatta di strada. Di proprietà di Facebook dal 2014, con oltre 1,3 miliardi di utenti attivi mensilmente in tutto il mondo, la più famosa e utilizzata chat di messaggistica si appresta a diventare anche il più veloce mezzo di comunicazione tra aziende e clienti. È nata infatti da poco più di una settimana Whatsapp Business, la nuova app che permette alle imprese di gestire il rapporto con i clienti tramite una chat simile a quella della versione “normale” di Whatsapp. Ovviamente sono numerose le funzionalità aggiuntive che facilitano questo contatto: in questo articolo le analizzeremo nel dettaglio.

Come si installa Whatsapp Business?
Cominciamo dalle basi: al momento, l’applicazione Whatsapp Business è disponibile solo per Android. È possibile inoltre, come per la versione classica di Whatsapp, scaricarne anche la versione Web, per gestire le chat attraverso il computer oltre che dal proprio smartphone.

Durante l’installazione è necessario associare al profilo aziendale un numero di telefono che, a differenza dei classici account Whatsapp, può essere a scelta un numero di cellulare o un numero fisso. Su uno stesso smartphone è possibile installare sia Whatsapp che Whatsapp Business. Attenzione però: ciascuna app deve essere associata a un numero differente.

Il profilo aziendale
Una volta installata l’app sullo smartphone, passiamo allo step successivo, che consiste nell’impostare il proprio profilo aziendale. Attraverso la compilazione di una serie di informazioni utili (nome, descrizione dell’attività, indirizzo, email e sito web) l’account sarà completato e pronto per essere facilmente visualizzabile dall’utente che accederà al profilo aziendale ricercato. Inoltre, ogni profilo potrà essere caratterizzato da un’immagine, inserita come immagine del profilo aziendale.

Come per i profili aziendali su Facebook, accertati attraverso la famosa spunta blu, anche i profili aziendali su Whatsapp potranno avere una presenza ufficiale sulla piattaforma attraverso un profilo verificato e identificato come account business. Come si legge nella nota pubblicata sul blog aziendale di Whatsapp, “con il tempo, le attività per le quali è stato confermato che il numero di telefono del loro account business corrisponde effettivamente al numero dell’attività, avranno un account confermato”.

Le funzioni esclusive di Whatsapp Business
Sono sostanzialmente due le funzioni fondamentali che identificano l’attività di Whatsapp Business, oltre alla già citata possibilità di creare un profilo aziendale e mostrare quindi le principali informazioni sulla propria attività. Le due funzioni sono:

  • Whatsapp Business come strumento di messaggistica intelligente: Whatsapp Business permetterà alle aziende di comunicare direttamente con i clienti, impostando messaggi di benvenuto o di assenza nel caso non si sia disponibili a chattare, ma anche risposte rapide alle domande frequenti dei clienti, come dettagli specifici sull’orario di esercizio o sulla disponibilità di uno specifico oggetto in vendita.
  • Whatsapp Business come strumento di controllo statistico: Whatsapp Business permetterà alle aziende di tenere monitorate le statistiche riguardanti i messaggi inviati, al fine di individuare le strategie più efficaci per la comunicazione futura.

E per i clienti cosa cambia?
Assolutamente nulla: i clienti non dovranno scaricare una nuova versione dell’app, ma potranno continuare ad utilizzare la solita versione di Whatsapp anche per interagire con le aziende. L’idea è quella di rendere ancora più spontaneo e personale il rapporto tra cliente e piccola impresa attraverso Whatsapp, ovvero il mezzo più diretto in assoluto che in questo momento nel mondo l’utente utilizza per le proprie conversazioni private. E come per le chat private, anche con gli account Business il cliente potrà bloccare un profilo aziendale o segnalarlo come spam, nel caso di pubblicità troppo aggressiva.

Il futuro di Whatsapp Business
Per ora Whatsapp Business è disponibile solo in 5 Paesi: oltre all’Italia infatti, possono scaricare la nuova app anche gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Messico e l’Indonesia, e solo, come abbiamo già detto, per Android. Tra qualche settimana è previsto il lancio dell’app anche per Iphone e per gli altri paesi.

Ma c’è chi guarda ancora più in là, ipotizzando in un futuro nemmeno troppo lontano la creazione di un modello “freemium” di Whatsapp Business: un’applicazione a pagamento che consenta di avere funzioni aggiuntive oltre a quelle già previste dal pacchetto base. E, perché no, anche la possibilità di inserire un eventuale sistema di pagamento che potrà permette ai clienti di effettuare gli acquisti direttamente tramite l’app. Un’innovazione che potrebbe portare non pochi guadagni nelle casse di Whatsapp (e quindi di Facebook). Le potenzialità sono numerose, non ci resta che attendere di vedere cosa potrà diventare Whatsapp Business. Nel frattempo godiamoci la possibilità di comunicare direttamente con le nostre aziende di fiducia.


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A MILANO, L’8 FEBBRAIO. PARTECIPAZIONE GRATUITA

Dopo il successo riscosso nella prima edizione del 2017, anche quest’anno torna Antenne, il convegno-evento organizzato dal blog di leadership inclusiva LeadingMyself​.
L’appuntamento è previsto per il prossimo 8 febbraio a Milano, a fare da sfondo la prestigiosa della Sala Bramante di Palazzo delle Stelline.

#INNOVAREINSIEME
Nella seconda edizione di Antenne si tornerà a parlare ancora una volta di innovazione, con uno sguardo particolare alle tematiche della collaborazione, come strumento di sviluppo e diffusione di nuove conoscenze. A rimarcare l’importanza del filo conduttore dell’evento, sarà l’hashtag ufficiale, nonché payoff #innovareinsieme.
E ad Antenne 2018, la collaborazione non sarà raccontata, ma anche messa in pratica.

I PROTAGONISTI
Ospiti di LeadingMyself saranno infatti rappresentanti di numerose e importanti associazioni, che porteranno la loro esperienza nel campo dello sviluppo del ruolo della donna e della leadership innovativa: Valentina Parenti, presidente di Valentina Communication e co-founder di GammaDonna, con Betta Maggio​, CEO e founder di U-earth biotechnologies e vincitrice del premio GammaDonna 2017; Vania e Jessica Alessi​, founder di Secretary.it, con Dolores Cristescu, Office Manager in Ayming Italia e Assistente dell’anno 2017; Daniela Ballarini presidente EwmdVerona e founder #VeronaRosaDigitale; Gianluca Ricci fondatore e presidente di Cuore Digitale; Sofia Petti ​e Antonia Verna ​per Hub Dot Italia; Lorenzo Olivieri e Diletta Marabini​, cofounder di Incitement Italy; Marco Bicocchi Pichi​, presidente di Italia Startup.
Nostre amiche speciali, le componenti di Talent Donna rappresentate dalla co-founder Annalisa Quaranta​.
Media partner dell’evento due importanti emittenti romane come Radio Città Futura (radiocittàfutura.it) e Radio Colonna (radiocolonna.it).
Quest’anno i protagonisti scelti dal blog sono: Chiara Venditti​, il più giovane avvocato d’Italia; Alessandro e Marco Florio​, artigiani digitali del pulito con la startup iDROwash e ideatori del contest Eroi del Pulito; Letizia Davoli​, giornalista di TV2000, autrice e conduttrice del programma C’è Spazio; Gherardo Liguori, ​CEO e co-founder e Virginia Tosti​, growth hacker e co-founder, di start2impact; il Duo Gemma​, Gloria Fumi, flautista e Federico Frigerio, pianista e organista.
Il tavolo dei relatori vedrà alternarsi Laura Donnini​, amministratore delegato & publisher HarperCollins Italia, InTheBoardroom e ValoreD, e Daria Illy, Amministratore Delegato Mitaca. LeadingMyself Ambassador 2018​, Mary Franzese​, cofondatrice e CMO di Neuron Guard.
Ospite dell’evento, Eleonora Anna Giorgi, ​Fiamme Azzurre, atleta olimpica a Londra 2012 e Rio 2016 e laureata presso l’Università Bocconi di Milano.
Il convegno sarà moderato da Giada Valdannini​, giornalista di Radio Città Futura, e prevederà anche la presenza al tavolo di discussione del vincitore del contest sul tema #innovareinsieme​, lanciato nei giorni scorsi da LeadingMyself (http://bit.ly/InnovareInsieme). Durante Antenne sarà decretato il vincitore, scelto tra gli autori dei primi dieci post selezionati.
Il convegno ha ottenuto il prestigioso Patrocinio della Commissione europea e vedrà, tra le altre, la presenza della dott.ssa Daria Colombo​, delegata alle Pari Opportunità di Genere del Comune di Milano.

INFO
Antenne 2018 – #innovareinsieme
promosso da LeadingMyself.it.
Milano, 8 febbraio 2018 – Sala Bramante a Palazzo delle Stelline
Accredito ore 9, convegno ore 9:30 – 13
Partecipazione gratuita soggetta a iscrizione
Prenotazioni su http://bit.ly/Antenne2018
Con il Patrocinio della Commissione Europea

 


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L’edizione 2018 del Mashable Social Media Day sarà speciale per tanti motivi. La competenza dei relatori, l’ampiezza della location e il numero di partecipanti rappresenteranno elementi distintivi che, anche quest’anno, alzeranno l’asticella di un evento sempre più unico del suo genere.

Ma la vera forza di un evento, lo sappiamo, sono le persone che lo compongono del giorno-per-giorno. Parliamo di Eleonor

a Rocca, infaticabile Founder e vertice di una piramide organizzativa complessa ma stimolante. Parliamo, soprattutto, del team di lavoro, ampio e appassionato, che supporta la promozione dell’evento lungo tutto l’anno.

Tra queste persone abbiamo il piacere di presentarvene una in particolare, Federica Mori, che per prima si presta gentilmente al formato dell’intervista. Perché il Mashable Social Media Day 2018 è l’evento in cui si celebra il digitale, certo, ma soprattutto le persone stupende che gli danno un volto e un’anima.

Federica Mori

Dal liceo all’università, un elemento risulta stabile nel tuo percorso di formazione: l’interesse verso le materie umanistiche. Quanto sono importanti per te le competenze umanistiche nel campo dei social media e della comunicazione aziendale?

“Sono tutto! Di non essere portata per i numeri e le materie scientifiche l’ho capito da subito, per questo ho scelto un percorso più umanistico. Volevo fare psicologia, poi ho virato verso la pubblicità, che in effetti non è tanto diversa. Gli studi umanistici mi hanno permesso di sviluppare un percorso legato alle persone e ai consumi che si è rivelato fondamentale con la nascita dei Social Media e che mi ha aiutato a capirli fin dall’inizio, quando in Italia ancora non si parlava di Facebook e delle sue potenzialità legate all’utilizzo business. Mi sono quindi rimessa a studiare, e mi sono dedicata al Facebook Marketing, che oggi è una delle mie attività principali”.

In quanto freelance lavori con clienti eterogenei e affronti sfide continue. Quali servizi offri nello specifico e che valore dai alla carriera da libera professionista?

“Mi occupo principalmente di Facebook Marketing e di Ufficio Stampa. L’essere libera professionista mi permette di poter scegliere con chi lavorare, in base al progetto. Questo ha significato molto nella mia decisione di mettermi in proprio. Se una cosa ti piace la fai più volentieri, no? Per me questo è fondamentale.

Lavoro sia con piccole/medie aziende che con attività locali quali Ristoranti, Hotel e negozi, che sono quelli che oggigiorno hanno una risposta più “veloce” alle attività su Facebook perchè “seguite” da piccole community che hanno interesse a rimanere aggiornate sul nuovo prodotto, sullo sconto o sul piatto della settimana. Una pagina con contenuti interessanti, uno stile grafico omogeneo e accattivante, la presenza costante per rispondere e interagire con i fan e qualche campagna adv ben mirata sono gli “ingredienti” da cui partire per creare una buona strategia che soddisfi il cliente.

Creare interazioni e relazioni è sempre più importante. Lavoro con la stampa fin dal mio ingresso in agenzia (2007) e ho visto come l’avvento di blogger e influencer ha cambiato il concetto di PR facendole diventare oggi sempre più digital. Non si può più fare Ufficio Stampa senza affiancare alla buona (e vecchia) carta stampata una strategia di Digital PR: in certi settori, come il beauty o il fashion, le persone per scoprire le tendenze della prossima stagione tendono a seguire più gli influenzer che a leggere le riviste. Ma io non demordo e continuo a fare re-call alle giornaliste e sfogliare con calma i giornali, con una tazza di caffè in mano. Perché nella carta stampata io continuo a credere, avrà sempre il suo peso”.

Parlaci un po’ di te. Tra sport e hobby, cosa ama fare Federica Mori nel suo tempo libero?

“Essere libera professionista mi permette di gestire al meglio il mio tempo: posso anche lavorare 10/12 ore al giorno, dal lunedi al venerdi, ma sabato e domenica sono off line: telefono spento, per ricaricare le batterie.

Amo la montagna. Sono in parte “di casa” a Madonna di Campiglio dove d’inverno mi concedo qualche pista in snowboard ogni weekend. D’estate mi divido tra Campiglio e la Val di Fassa dove mi rilasso, tra passaggiate, amici e buona cucina.

Leggo molto, quando possibile all’aperto. Amo soprattutto i gialli ma mi concedo anche “intervalli” più leggeri e frivoli. Ho degli autori che seguo da 20 anni e di cui leggo ogni cosa appena viene pubblicata, come ad esempio Michael Connelly, Patricia Cornwell, Donato Carrisi, Kepler Lars ma anche Sophie Kinsella, Banana Yoshimoto, Federica Bosco, Dan Brown e ovviamente J.K. Rowling, che non finirò mai di ringraziare per Harry Potter.

Sono anche una maniaca di Serie TV. Nei ritagli di tempo, la sera o nei weekend di pioggia, faccio vere e proprie maratone tv per recuperare le puntate perse. Guardo di tutto: Crime, Medical Drama, Fantasy e tutte le serie di Super Eroi basati su Marvel e DC Comics. Diciamo che l’abbonamento a Netflix e Sky lo sfrutto per bene!”.

Come sei entrata per la prima volta in contatto con l’evento e quando hai deciso di abbracciarne l’organizzazione?

“Ho conosciuto Eleonora nel gruppo Socialgnock. Quando ha parlato per la prima volta del SMDAYIT ho deciso di parteciparvi. Poi ha chiesto se qualcuna era disponibile per il live tweeting dell’evento e mi sono candidata. Era il Giugno del 2015. Ho preso parte così al mio primo SMDAYIT e, dopo aver visto l’entusiasmo che ci metteva Eleonora e la voglia di renderlo un evento sempre più grande, ho “sposato” il progetto di Ele e mi sono resa disponibile per le edizioni successive. Vedere l’edizione 2017 con oltre 1000 partecipanti è stata una grande emozione e soddisfazione, come sapere di aver dato il mio piccolo contributo, anno dopo anno, per renderlo l’evento Digital TOP in Italia! Per questo quando Eleonora mi ha chiesto di avere, per il 2018, un coinvolgimento maggiore nell’organizzazione non ho potuto che dirgli di sì. Sarà ancora più grande, più internazionale e più cool dell’anno scorso. Chi se la perde se ne pentirà amaramente! ;-)”.


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Centinaia di start-up e giganti della tecnologia hanno investito ingenti quantità di denaro in prodotti basati sull’intelligenza artificiale lo scorso anno. Parlando in particolare dei chatbot, ce ne sono stati alcuni che sono stati considerati qualcosa di più di una moda passeggera e c’è chi rassicura sul fatto che avranno una lunga vita in futuro.

I chatbot sono essenzialmente programmi per computer progettati per simulare conversazioni umane. Pur fornendo un partner virtuale, questi programmi creano una conversazione tramite metodi uditivi o testuali. I principali chatbot in uso oggi sono programmi basati su testo che le persone possono utilizzare su varie piattaforme di messaggistica come Facebook.

Avendo un potenziale incredibile per quanto riguarda lo spazio del servizio clienti, i chatbot si stanno evolvendo per essere utili alle aziende in rapporto con i propri clienti, non solo quando si tratta di fidelizzazione o soddisfazione, ma anche per l’acquisizione di nuovi clienti.

Il “coinvolgimento personalizzato” andrà a vantaggio dei marchi e delle loro capacità di marketing in un modo che nessun’altra piattaforma è stata in grado di fare prima d’ora.

Il potenziale promettente dei chatbot viene sfruttato come mai prima d’ora. Giganti del business come Amazon e Apple possiedono alcuni dei più famosi chatbot presenti ossia Siri e Alexa. Qualcosa sulla falsariga di un vero maggiordomo digitale in tasca, la chatbot di Facebook è ancora sotto il radar ma se avrà successo sarà sicuramente il più intelligente del gruppo.

Oltre a poter offrire un’assistenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, i chatbot possono contribuire a garantire che l’esperienza del servizio clienti sia coerente e adattabile, poiché i robot imparano da ogni query per fornire un supporto più rapido e personalizzato.

Tuttavia, non c’è nulla di più sconcertante di un chatbot che funziona male e non riesce a elaborare le vostre richieste. La chiave “per il successo” di un’azienda che vuole investire in questi software, è di automatizzare gli aspetti meccanici e di routine del suo normale flusso di lavoro con un bot.

Una delle caratteristiche più importanti e distintive, è che tantissimi Chatbot sono progettati con un sistema di machine learning integrato. Questo vuol dire che, grazie a questo importante sistema, sono in grado di migliorare la propria performance in modo direttamente proporzionale alla frequenza di utilizzo. Più vengono utilizzati dai clienti, più sono reattivi e migliori nel rispondere ai quesiti che gli si pongono.

Un esempio importante, soprattutto per le aziende, è la possibilità di avere un Customer Care Bot in grado di poter rispondere tempestivamente alle domande degli utenti online, a qualsiasi ora del giorno.

Un’altra tipologia di Chatbot sono i Content Bots, che in base ai quesiti che gli vengono posti, sono in grado di proporre come risposta degli articoli e delle informazioni che potrebbero interessare l’utente, in modo da suscitare in lui interesse come dei veri e propri agenti pubblicitari.

Se lo scopo della nostra azienda è invece quello della vendita online, è sicuramente utile l’installazione di un bot per e-commerce. Questa tipologia infatti, coinvolge il consumatore e lo guida all’interno del catalogo online con prodotti simili o consigliabili in base alle sue esigenze. Grazie al caratteristico linguaggio friendly dei bot, la conversazione si trasformerà in un’esperienza di acquisto.

Infatti caratteristiche principali di questa tecnologia a cui deve senza dubbio il suo successo, è nella capacità di intrattenere un contatto con l’utente in maniera istantanea, semplice e personalizzata.

Inoltre questi robot mirano a migliorare le comunicazioni del team di supporto. I flussi di lavoro saranno semplificati e ottimizzati man mano che lo spazio della chat diventerà più produttivo e collaborativo. Mentre i bot gestiscono compiti più semplici, attività più complesse possono essere analizzate e integrate dagli esseri umani. Questo modello di comunicazione è scalabile, aprendo vie per ulteriori dialoghi bot-umani.

Per chi si sta già allarmando pensando ad un ipotetico futuro da film di fantascienza, vogliamo rassicurare sul fatto che i chatbot non hanno empatia e quindi non saranno mai in grado di sostituire completamente gli umani.

Quello che stiamo dicendo qui è che il futuro del supporto AI è rappresentato dagli agenti umani che lavorano in coordinamento con gli assistenti AI. L’aspetto tecnologico sarà messo al lavoro per ottenere informazioni e offrire opzioni e alternative pertinenti, mentre l’aspetto umano sarà utilizzato per comprendere il contesto delle conversazioni e rispondere di conseguenza. 

Il futuro dei robot è già qui.


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Da quando il 6 ottobre 2010 viene lanciata sull’app store ad oggi Instagram ne ha introdotte di novità e non è stata da poco conto nel processo l’acquisizione, nel 2012, da  Mark Zuckerberg per ben 741 milioni di dollari.  Per gli utilizzatori di Instagram l’anno che si è appena concluso è stato particolarmente importante per capire e sfruttare al meglio le Stories diventate focus del social network così come i video per Facebook. L’introduzione di innumerevoli opzioni per “giocare” e coinvolgere gli altri utenti (in primis il super zoom e i sondaggi) non ha fatto che incoraggiare gli utenti ad utilizzare, e spesso abusare, delle Stories.  

E quindi quali sono le previsioni per il 2018? Ecco cosa ci aspetta!

Qualcuno ha detto Stories?

Lo ribadiamo: le Stories sono la caratteristica introdotta da Instagram di maggior successo, almeno fin ora. E diversi dati ce lo confermano ad agosto 2017, per esempio, Instagram Stories hanno avuto  250 milioni di utenti giornalieri rispetto ai 166 milioni di Snapchat, che è l’app a cui il social network “fotografico” si è ispirato.

Circa un mese fa è stata introdotta anche la possibilità di inserire Story Highlights sul nostro profilo, permettendoci di mostrare i nostri post più famosi o importanti oltre il limite standard di 24 ore. Insomma l’app nata come social network che permette agli utenti di condividere o scattare foto applicando filtri, sta virando verso l’interazione sociale, con l’obiettivo di spostare gli utenti verso un tipo di post più personale e immediato di quello che si trova nel feed tradizionale. Sicuramente il 2018 porterà molte gustose novità e opzioni per utilizzare al meglio le Instagram Stories, non ci resta che aspettare…


Pronti per il Live?

Gli Instagram Live riescono a creare una connessione forte e personale tra utente e pubblico, ancor più delle Stories. I Live ci fanno conoscere realmente per quello che siamo:  live significa essere reali, connessi e pronti a dire la propria su argomenti cocenti o che ci stanno particolarmente a cuore.  Tutte le nuove funzionalità aggiunte a Live quest’anno, dall’essere in grado di entrare in Live con un amico al poter richiedere di unirsi alla trasmissione Live di qualcun altro, rafforzano l’idea che community, engagement e collaborazione siano realmente le priorità del nuovo Instagram 2018.

Vita breve per i bot

Nel corso degli anni sono stati tanti gli utenti che si sono affidati sempre di più Bot per scandagliare la concorrenza, aumentando follower e like rapidamente. La storia è cambiata da quando Instagram ha costretto a chiudere uno dei servizi esterni più noti, Instagress, che si basava sulla creazione di un bot clone del proprio account in grado di sostituirti, per azioni abbastanza elementari, quando non eri connesso. Da allora la lotta a bot e profili fake non è mai finita, e non sarà certo il 2018 a bloccare questa battaglia. Instagram sta diventando sempre più severo nei confronti di account che utilizzano app esterne, avendo introdotto  il discusso shadowban, che ha portato molti utenti a sperimentare un enorme calo di coinvolgimento e visibilità. Il social network ha inoltre adottato misure per riconoscere e penalizzare il comportamento dei bot, come il gradimento di troppi account in un breve periodo di tempo, la pubblicazione di commenti brevi e ripetitivi sugli account. L’obiettivo? Resta sempre lo stesso: ripulire la piattaforma da spam e contenuti offensivi.

Instagram conoscerà i tuoi gusti

Prendendo esempio dal social network più usato di sempre, anche Instagram sta virando verso una personalizzazione del feed, esattamente come la home di Facebook. Non solo dal punto di vista pubblicitario ma anche relativo ai nostri interessi in fatto di utenti che cercano interazioni. Potresti, per esempio, aver notato che le Stories dei tuoi amici appaiono nel tuo feed prima di altri, questo perché hanno portato più engagement rispetto ad altre, e quindi appaiono più “sicure” dal punto di vista di Instagram per ciò che riguarda le future, ed eventuali, interazioni.

Una delle ultime novità del 2017 è stata la possibilità di seguire gli hashtag su Instagram, nel senso che i post o le storie taggate con quel particolare hashtag saranno visibili nel tuo feed, proprio come quando segui un account. Per avere un’ulteriore scrematura di post legati ad un hashtag di interesse si può anche istruire l’algoritmo di Instagram andando a selezionare eventuali contenuti (ad esempio le Stories) da escludere e che, quindi, non vogliamo rivedere per quell’hashtag. Comodo no? D’ora in poi avremo un ruolo attivo per permettere ad Instagram di mostrarci tutto ciò che vogliamo vedere, nel momento giusto.  

Pubblicità su Instagram è il momento giusto?

Instagram ha raggiunto, nella metà dello scorso anno, la cifra di oltre 700 milioni di utenti attivi nel mondo, un dato che è stato confermato dallo stesso Mark Zuckerberg sul suo profilo Facebook. E se questo dato non vi convince definitivamente ad investire sul social è bene sapere che, secondo una recente analisi di Locowise, Instagram avrebbe un tasso di interazione (engagement ratedel 70% in più alto rispetto a Facebook. Incredibile vero? Questo è di sicuro uno dei motivi per cui vale la pena investire in advertising su Instagram, a patto, ovviamente, che il prodotto/servizio e la tipologia di campagna pubblicitaria sia in linea con il target di utenti presente sul social. Con questi numeri da capogino è chiaro che la pubblicità stia diventando molto prominente sulla piattaforma, sotto forma sia di feed che di annunci nativi in Stories. Con oltre 1 milione di inserzionisti attivi e un fatturato pubblicitario di 2,81 miliardi alla fine del 2017 la pubblicità su Instagram va veloce come un razzo!

Venderai su Instagram

Al momento la codifica dei prodotti Instagram è attualmente in fase di test. È disponibile solo per un gruppo iniziale di aziende Shopify, selezionate da Instagram stesso. Una volta completata la fase di test (si spera presto) questa funzione sarà disponibile per tutti. Il contenuto Shoppable è una tendenza in crescita nel mondo dell’e-commerce, e non sorprende che Instagram sia ben propenso verso questa direzione. È grande la richiesta da parte degli utenti di poter acquistare i prodotti che blogger e influencer pubblicizzano sui propri account, ed è giusto quanto logico che i brand possano monetizzare dalle collaborazioni con gli influencer in modo più facile. È sicuramente solo una questione di tempo finché, per seguire la moda, non acquisteremo tutto, dall’abbigliamento e gli accessori fino ai prodotti di bellezza o benessere, tramite Instagram. 


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Circa vent’anni fa un magistrale Robin Williams porta sul grande schermo la storia fantascientifica del robot Uno: un AI che, per amore, riesce adessere riconosciuto a tutti gli effetti come un essere umano. Pochi mesi fa, nell’ottobre del 2017, l’umanoide Sophia è diventata cittadina saudita. Si tratta del primo robot a ricevere cittadinanza di qualsiasi paese nel mondo; quando la realtà supera la fantasia.

Non solo robot
Ma facciamo un passo indietro: cosa vuol dire esattamente intelligenza artificiale? Non esiste, in verità, una definizione universalmente accettata; al contrario, ironicamente, è proprio un AI, l’umanoide Sophia scelta da BBC Earth, a non lasciarci alcun dubbio su cosa significhi essere umani.

A dirla semplicemente un’intelligenza artificiale è un computer capace di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana.
Le aziende stanno già investendo denaro in AI, ma gran parte di questo investimento deve ancora raccogliere i frutti. Secondo la società di ricerca Forrester, il 55% delle aziende non ha ancora ottenuto risultati concreti, e il 43% dichiara che è troppo presto per dire se il proprio investimento è stato o meno un successo. Il 2018 sarà l’anno del ROI, le aziende inizieranno a vedere i vantaggi dell’utilizzo dell’AI in alcune aree del proprio business, questo perché l’intelligenza artificiale automatizza attività più monotone, consentendo ai dipendenti di dedicare il loro tempo ad attività per la loyalty e che diano valore all’azienda. Ci si concentrerà su ciò che deve essere automatizzato in modo intelligente, in modo che le risorse non vengano investite in segmenti meno produttivi. Così si sta largamente riconoscendo la necessità di investire nella tecnologia con un obiettivo aziendale chiaro in mente; si vede finalmente l’AI per quello che è non solo un entusiasmante investimento tecnologico ma soprattutto uno strumento di lavoro pratico. Quindi, se il 2017 è servito a studiare e comprendere le funzionalità dell’intelligenza artificiale, nel 2018 si attuerà una vera e propria adozione pratica. Ciò significa conoscere finalmente l’AI e cambiare l’immagine di ciò che l’intelligenza artificiale rappresenta nel pensiero comune con irreali robot per la conquista del mondo ma forme di intelligenza “invisibili”. L’AI invisibile è ciò che le aziende puntano ad implementare nel proprio business, l’applicazione dell’apprendimento automatico per ottimizzare i processi in background e di back-end, utilizzando le tecnologie per semplificare e automatizzare.
È sull’intelligenza artificiale mainstream che, nei prossimi mesi, verrà posto l’accento. Da Siri in poi, l’AI è diventata una parte della vita quotidiana per la maggior parte di noi, la usiamo continuamente, e spesso, senza nemmeno rendercene conto. Ecco i futuri sviluppi dell’intelligenza artificiale.

L’AI sarà più umana
La Ericsson, nel proprio rapporto sulle tendenze tecnologiche, ha recentemente affermato che oltre la metà degli utenti attuali di assistenti vocali intelligenti ritiene che i dispositivi sono sempre più percepiti come altri esseri umani. È per questo che il 2018 dovrà finalmente puntare alla gestione della tecnologia conversazionale, includendo non solo la sensibilità emotiva, ma anche la tecnologia traslazionale che ci permetterà di comunicare senza problemi tra diverse lingue. Se Amazon sta già addestrando Alexa a riconoscere i modelli di discorso indicativi del desiderio di suicidio, in un futuro non troppo lontano l’AI potrà addirittura essere in grado di eseguire consulenze psichiatriche o fungere da rete di supporto per coloro che sono isolati.

Aiuto artificiale
Con la costante crescita dei dati prodotti dall’Internet of Things (IoT), le aziende hanno bisogno di aiuto per elaborare ed analizzare tutte queste informazioni. Grazie all’intelligenza artificiale si può dare un senso al prezioso, ma oneroso flusso di dati, e di fatto nel 2018 sarà l’unico modo per restare al passo con i tempi. Con i dati che diventano sempre più dinamici e la capacità di trasportarli sempre più impegnative, le applicazioni e le risorse necessarie per elaborarli devono essere allo stesso modo efficienti.

intelligenza artificialeCostretti a ripensare i big data, le aziende useranno tecniche di machine learning avanzate per prendere decisioni migliori con meno dati. L’intelligenza artificiale non sostituisce l’analista ma funge da supplemento automatizzando attività manuali e laboriose. Attraverso strumenti come Pentaho Data Integration, l’obiettivo resta quello di democratizzare l’ingegneria dei dati e il processo di data science. L’AI per l’apprendimento automatico è per tutte le aziende semplicemente un must-have del 2018.

Dati e AI
Gli esseri umani non riescono a stare al passo con la velocità con cui la tecnologia e le richieste dei clienti si muovono. Ecco perché sempre più aziende stanno sfruttando la potenza delle chatbot di intelligenza artificiale e di altri assistenti virtuali per gestire il flusso del lavoro quotidiano. Si stima che circa l’85% delle interazioni con i clienti entro il 2020 sarà completamente gestito dall’AI. Nel breve termine, vedremo una maggiore attenzione sull’allenamento della sensibilità dei robot, che permetterà agli umani di scaricare ancora più lavoro sulle spalle dei chatbot.

Se Alexa di Amazon ha recentemente implementato la sincronizzazione con Outlook e Google per aiutare gli utenti a tenere il passo con i propri impegni, un nuovo assistente virtuale di X.ai, Amy, risulta ad oggi affidabile tanto quanto un umano per piccole mansioni, come rispondere ai messaggi relativi a riunioni, pasti e chiamate senza mai avvisare il mittente che si tratta di un bot.

AI contro AI: siamo davvero al sicuro?
L’intelligenza artificiale intraprende azioni precise e mirate per neutralizzare nuovi cyber-attacchi man mano che emergono. Il 2018 sarà l’anno delle macchine che combattono con altre macchine, solo i migliori algoritmi vinceranno. Le applicazioni di sicurezza basate su AI possono leggere e comprendere eventuali falle di sicurezza, identificano cause, tendenze prevedendo possibili disagi ancor prima che si verifichino. È il caso della tecnologia IBM QRadar Security Intelligence Platform che fornisce l’architettura unificata per l’integrazione di SIEM (security information and event management), gestione dei log, rilevamento delle anomalie, analisi degli incidenti, risposta agli incidenti e gestione di configurazione e vulnerabilità.

Ma l’intelligenza artificiale sarà anche utilizzata per condurre attacchi informatici, l’apprendimento automatico sarà sfruttato dai criminali informatici per affinare le proprie tecniche di criminalità. I cyber delinquenti useranno l’intelligenza artificiale per attaccare ed esplorare le reti delle vittime, che in genere è la parte del lavoro più laboriosa dopo un’incursione.

intelligenza artificialeTempi maturi per il blockchain
Per chi non lo sapesse il blockchain il motore che dà vita al Bitcoin, si tratta di un database fondato su complessi algoritmi matematici; più semplicemente, può essere considerato come il libro contabile su cui sono registrate tutte le transazioni fatte dall’invenzione della moneta elettronica fino a oggi.

Secondo il CTO di Hitachi Vantara il blockchain sarà al centro delle scene nel 2018 per due motivi:

Il primo è l’uso delle criptovalute che, durante lo scorso anno, sono state largamente accettate come valuta stabile in paesi tormentati dall’iperinflazione. Giappone e Singapore hanno dichiarato che nel corso dei prossimi mesi creeranno criptovalute di proprietà gestite da banche e altre autorità. I consumatori potranno utilizzarle per pagamenti P2P, e-commerce e trasferimenti di fondi. Un grande progetto che avrà bisogno di aiuto per la realizzazione; molte banche dovranno rivolgersi alla blockchain per aiutarle a sviluppare la capacità necessaria per gestire gli account in criptovalute.

Il secondo è l’uso crescente di blockchain nel settore finanziario per processi di routine come le funzioni normative interne, la documentazione dei clienti e le registrazioni normative. Si prevede inoltre che i trasferimenti di fondi interbancari tramite registri blockchain si espanderanno nel 2018 e altri settori iniziano già a vedere le innumerevoli potenzialità in fatto, per esempio, di servizi di identità per assistenza sanitaria, governi, sicurezza alimentare o merci contraffatte.

Nel 2018 dobbiamo quindi aspettarci che la tecnologia si avvicini alla nostra vita quotidiana al punto di offuscare i confini tra uomo e macchina? No, siamo ancora lontani dalla realtà de L’uomo Bicentenario, piuttosto i tempi sono ormai maturi per una copiosa collaborazione tra intelligenza artificiale e umana, per portare benefici reali alla società.