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Scorsa settimana è stata presentata presso la sala stampa della Santa Sede, il documento che dispone le regole di vita delle suore di clausura. E fino a qui vi chiederete perché stiamo scrivendo di questo. Niente di interessante se non fosse che in questa nuova Istruzione “Cor Orans” della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, su incarico del Papa, si da l’accesso per le suore di clausura ai social media. In realtà questo era possibile già da qualche anno e per questo la Santa sede ha deciso di fare un po di chiarezza e precisazioni.

Attualmente i Benedettini e le Clarisse registrano un boom di presenze su Facebook; più forti i monaci che hanno addirittura un incremento del 37,5% rispetto agli ultimi anni. Ai Benedettini tengono testa le Clarisse la cui presenza sul web registra un incremento del 30%.

Sull’utilizzo dei social, sembra che sia stato lo stesso Papa Francesco lo scorso 22 luglio 2016 a fare richiesta tramite la Costituzione apostolica Vultum Dei Quaerere.

La stessa istruzione indica che “tali mezzi devono essere usati con sobrietà e discrezione, non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione, affinchè siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione della vita fraterna».

Quindi «l’uso dei mezzi di comunicazione, per motivo di informazione, di formazione o di lavoro, può essere consentito nel monastero, con prudente discernimento, ad utilità comune», sono le indicazioni date.

Non ci stupisce visto che è lo stesso Bergoglio ad essere presente e assiduo frequentatore di Twitter, ritenuto a suo parere un mezzo di comunicazione vantaggioso per avvicinare la chiesa ai giovani.

Come lo stesso ha avuto modo di dire in favore della questione, le suore di clausura (ad oggi 37.970 nel mondo ) potranno accedere ai media e utilizzare i social ma solo «con sobrietà e discrezione» perché il rischio altrimenti è «svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole».

Il fenomeno delle suore che utilizzano i social era esploso già anni fa (nel 2015 per la precisione), portando ad una spaccatura dell’opinione pubblica.

Aveva infatti fatto riflettere (e anche sorridere) la risposta social delle clarisse cappuccine di Napoli alla comica Luciana Littizzetto la quale aveva commentato con una battuta un video diventato virale “non si capisce se le suore erano incontro al Papa perché non avevano mai visto un Papa, o perché non avevano mai visto un uomo”.

Nel filmato era ripresa la scena di alcune suore che “assalivano” papa Francesco durante una sua tappa nel Duomo di Napoli.

Poco dopo la battuta della comica in tv era arrivata la altrettanto ironica replica social della madre badessa Suor Rosa “non abbiamo saputo resistere, la sua vista ci ha estasiate”.

In generale, comunque, sono sempre di più le parrocchie che sbarcano sui social visto che nella hit parade generale l’utilizzo dei social da parte della chiesa ha avuto un incremento del 26,6%.

Staremo a vedere.


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La risposta è no. Pagare con lo smartphone anche in Italia non è più utopia. Viviamo in un’era in cui scambiare contatti, foto, video e canzoni tra uno smartphone e l’altro è pura quotidianità, non era inaspettato si arrivasse anche al denaro. Negli ultimi anni, infatti, si sono fatti strada decine di servizi che sfruttano la tecnologia NFC (Near Field Comunication) e non solo per effettuare pagamenti senza dover ricorrere al contante o alle carte di credito.

A dare il via a questa tendenza è stata Google nel 2011 con Google Wallet, che però non ha ottenuto il successo sperato ed è stata presto rimpiazzata dalla più recente Android Play.

Il servizio si è però diffuso con il lancio di iphone 6 e IOS 8, il primo cellulare di casa apple contecnologia NFC.

 

Come funziona il pagamento contactless?
È molto più semplice di quanto si pensi. Si comincia con lo scaricare l’applicazione che si vuole utilizzare e registrare all’interno del così detto wallet (una sorta di portafoglio digitale) le proprie carte di credito. Una volta entrati i un negozio basta attivare la tecnologia NFC nello smartphone e avvicinarlo al POS per effettuare il pagamento. Non sarà necessario di inserire la carta nel lettore e digitare il PIN. È tutto basato su un canale comunicativo protetto che permette il transito di tutti i dati necessari a concludere la transazione. La banca in pochi sencondi autorizzerà il pagamento e il POS potrà quindi emettere lo scontrino, o in caso contrario negherà il pagamento.

 

I vantaggi di questo nuovo tipo di pagamento sono molteplici. Innanzitutto il fattore tempo, la comodità di usare il proprio smartphone e la sicurezza: il cliente stesso può accettare la transazione tramite l’applicazione alla quale ha precedentemente collegato le sue carte. Tutti i dati relativi al pagamento vengono memorizzati sulla SIM del dispositivo in un’area protetta.

Vediamo le principali app per poter pagare tramite smartphone e come funzionano.

 

Apple Pay
L’app è stata lanciata nel settembre 2014 mentre in Italia dal 17 maggio 2017. È disponibile da iPhone 6 in poi e non solo, è scaricabile anche su iPad ed Apple Watch

 

Apple Pay sfrutta in sinergia il Wallet (un portafogli virtuale dove conservare i dati della carta di credito, buoni sconto, biglietti e carte fedeltà) e chiaramente la tecnologia NFC.

È possibile pagare con Apple Pay in Italia? Certamente ed è semplicissimo: per pagare basta avvicinare il proprio iPhone al POS. Si attende che Apple Pay carichi le carte di credito presenti all’interno del Wallet e si sceglie quella che si desidera. Grazie al sensore Touch ID si potrà autorizzare la transazione, mentre nel caso dell’iPhone X l’utente dovrà utilizzare il Face ID. In Italia Apple Pay per ora supporta le carte di debito e di credito di Unicredit, Mediolanum, Fineco, BCC, Carrefour Banca e Boon, ma il servizio dovrà essere esteso molto presto anche ad altre banche.

Se siete impaziente Apple Pay supporta il servizio Boon, che offre la possibilità di creare un carta di credito virtuale ricaricabile attraverso il proprio conto corrente. In questo modo anche se non si è cliente di una delle banche sopracitate si potrà comunque utilizzare Apple Pay per i pagamenti con lo smartphone.


 

Android Pay
Come detto Androd pay è erede del precedente e fallimentare esperimento della grande G: Google Wallet. L’app ha fatto il suo debutto negli Stati Uniti nel settembre 2015, mentre in Europa nella primavera successiva, mentre in Italia non è ancora disponibile. Il sistema è molto simile ad Apple Pay: il pagamento avviene tramite NFC, mentre per l’autorizzazione si può fare sia tramite chip biometrici (riconoscimento delle impronte digitali, riconoscimento facciale) sia tramite codice di sblocco. Google Pay è compatibile con un Grande numero di dispositivi, maggiore ad apple Pay: è sufficiente che lo smartphone abbia una versione di Android superiore a KitKat 4.4 e sia dotato di chip NFC.

Samsung Pay
Anche Samsung ha il suo metodo di pagamento contactless, lanciato con il Galaxy S6 inizialmente in Corea del Sud e man mano esportato nel resto del mondo, Italia compresa. Samsung Pay dal punto di vista tecnologico non si differenzia tanto da Apple Pay e Android Pay. Troviamo anche in questo caso: chip NFC per le comunicazioni, portafogli virtuale per salvare i dati della carta di credito e autorizzazione con riconoscimento biometrico. Per poter sviluppare il suo servizio contactless, Samsung ha acquistato la startup LoopPay. Il pagamento con Samsung Pay è similare a quelli già visti. Si inizia con la configurazione del dispositivo e della carta di credito, in seguito sarà sufficiente avvicinare lo smartphone al POS ed effettuare la scansione dell’impronta.

 

Satispay
Satispay è un servizio completamente sviluppato in Italia e che non necessita della tecnologia NFC. Vediamo come funziona nel dettaglio.

Installata la app bisognerà iscriversi al servizio e collegare il proprio conto corrente attraverso l’IBAN. In seguito è necessario impostare la somma da trasferire sul conto Satispay che potrà essere utilizzata per effettuare pagamenti con lo smartphone o per inviare soldi ad altri contatti. Il servizio è completamente gratuito e non prevede nessuna tassa per il trasferimento (ad eccezione fatta per alcuni istituti di credito). La app permette la comunicazione e la transizione solo tra account registrati. Quindi sia per effettuare il pagamento presso negozi, che per trasferire denaro è necessario che l’esercente o un nostro amico abbia un account attivo su Satispay. Al momento, in Italia, sono circa 18mila gli esercenti che supportano l’applicazione.

 

Jiffy
Un altro servizio che permette di effettuare pagamenti con lo smartphone senza l’uso della tecnologia NFC è Jiffy. Ma come funziona esattamente? Molto semplicemente quando ci si accinge ad effettuare un pagamento in un negozio, l’applicazione genererà un codice QR Code che il commerciante dovrà scansionare con il proprio smartphone. Sarà così possibile effettuare pagamenti e trasferimenti di denaro.

 

Vodafone Pay
Non potevamo non parlare di Vodafone, che a sua volta ha lanciato un’applicazione per i pagamenti contactless. Si chiama Vodafone Pay e funzionando attraverso PayPal non ha nessuna limitazione per quanto riguarda gli istituti di credito supportati. Per poter effettuare i pagamenti i soldi vengono direttamente scalati dal conto PayPal che è collegato a quello corrente. Aumenta così la sicurezza, infatti non bisognerà salvare all’interno dell’applicazione i dati della carta di credito, ma solamente quelli del conto PayPal.

 

Tinaba
Anche Tinaba è un servizio che permette il trasferimento di denaro e che non necessita della tecnologia NFC. L’app non si pone come un semplice digital wallet, ma come un ecosistema digitale con modalità tipiche dei social di condivisione ma trasferito nella sfera del denaro. È infatti possibile scambiare denaro con i propri contatti, condividere le spese con un conto condiviso, dividere un conto tra amici, raccogliere fondi per realizzare i propri progetti o per una giusta causa o risparmiare in automatico con i Salvadanai. Con Tinaba, inoltre, è possibile creare un profilo business per gestire le entrate e le uscite della propria attività commerciale e offrire ai propri clienti un’esperienza d’acquisto personalizzata. 

l’app è disponibile sia per IOS che per Android e prevede un portafoglio digitale che sarà possibile ricaricare tramite bonifico o con una carta di credito, di debito o prepagata. È possibile passare al Level B e ricevere una carta Tinaba prepagata e gratuita. Mentre con il Level A si arriva a sottoscrivere un vero e proprio conto corrente con Banca Profilo, partner in esclusiva, e si possono inviare fino a un massimo di 5.000 euro al giorno.

 

In conclusione si tratta di una vera e propria rivoluzione nel mondo del commercio, che sta prendendo sempre più strada e abbattendo la tendenza italiana a preferire il contante. Niente più carte di credito e tanto meno soldi fisici, basterà usare i nostri dispositivi preferiti come smartphone, tablet e smartwatch.

Il fattore tempo ne decreterà la sempre più larga diffusione, basti pensare a tutte quelle situazioni in cui tirare fuori il portafogli crea rallentamenti o disagi: supermercato, metropolitana e parchimetro solo per cintarne alcuni.

si tratta quindi di una rivoluzione che andrà a beneficio non solo dei consumatori ma anche degli esercenti.


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Se ancora pensate che per poter leggere nella testa dei consumatori serva la palla di cristallo o una seduta di ipnosi, allora è arrivato il momento per voi di capire cosa è il neuromarketing, e perché è così importante per chiunque voglia far passare un messaggio o vendere un prodotto.

Un pizzico di neurologia, un po’ di psicologia e alcune nozioni base di economia e marketing: la ricetta del neuromarketing è pronta a soddisfare la curiosità in merito alla domanda fondamentale del mercato, ossia cosa passa per la mente dei nostri interlocutori.

Un’attenta analisi di ciò che avviene nel cervello dei consumatori è essenziale per chiunque abbia intenzione di costruire una campagna pubblicitaria o promozionale, per influenzare le decisioni degli interlocutori e favorire quindi il successo e l’efficacia di ciò che essi vogliono comunicare.

 

Le basi del neuromarketing
Il neuromarketing si basa su conoscenze e strumenti che permettono di valutare le scelte istintive che il consumatore compie nei confronti di un prodotto, di un brand, di un messaggio, o in generale di una comunicazione. È infatti ormai scientificamente provato che la maggior parte delle decisioni, soprattutto quelle relative all’acquisto di prodotti, si basano su processi decisionali inespressi, influenzati da una base emozionale non conscia, che spesso sfugge anche ai metodi più canonici di analisi come i sondaggi e i focus group. Il compito del neuromarketing è quindi quello di analizzare le scelte dei consumatori in base a esperienze sensoriali, inconsce e emozionali.

Quali sono gli strumenti del neuromarketing
Il neuromarketing si affida a tecniche che sono sempre più all’avanguardia.

  • Uno degli strumenti più utilizzati nelle analisi è il cosiddetto eye-tracking, che permette di monitorare il movimento degli occhi degli interlocutori per capire dove letteralmente “cade l’occhio”, quali sono i punti in cui lo sguardo si fissa quando viene portato avanti un acquisto. Inoltre, attraverso questo strumento, è possibile anche rilevare la dilatazione delle pupille per tracciare le reazioni emotive dei soggetti coinvolti.

 

  • C’è poi quello che viene definito il brain imaging, ossia la mappatura delle attività celebrali. Attraverso questo monitoraggio è possibile analizzare la funzionalità delle varie aree del cervello e attribuire un significato in base agli stimoli somministrati.
  • Un altro metodo efficace è sicuramente il Facial Action Coding System (detto anche FACS), uno strumento meno invasivo che permette di misurare e studiare i movimenti dei muscoli del volto. Non solo permette di capire quali stimoli ci fanno sorridere, ma anche di distinguere tra una vera reazione di felicità e un sorriso finto, di circostanza.
  • Infine, è importante sapere che quando un cliente vuole comprare un prodotto, è più probabile che la transazione vada a buon fine quando l’acquisto è collegato a un’esperienza sensoriale: il consumer journey si basa proprio sulla necessità di creare il giusto incontro tra acquisto e attivazione sensoriale ed emotiva. Insomma, un ottimo modo per fidelizzare la clientela. Un esempio su tutti: alcuni negozi di abbigliamento che diffondono, all’interno dei propri punti vendita di tutto il mondo, la stessa fragranza.

Per far crescere qualunque tipo di business è quindi importante, accanto agli strumenti canonici di conoscenza del consumatore (sondaggi, focus group etc…), affidarsi anche agli strumenti offerte dalle neuroscienze. Perché, se è vero che i sondaggi possono fornire risposte razionali e ponderate, è molto più probabile che gli acquisti vengano portati avanti attraverso processi decisionali più “di pancia”, ed è bene quindi conoscere questo tipo di attività cerebrali. L’obiettivo quindi non è quello di “ingannare” la mente dei consumatori, ma piuttosto quello di conoscerla fino in fondo, alla ricerca della verità che sta alla base dei meccanismi del cervello.

 

 

Il neuromarketing e il web
Ovviamente tutte queste strategie e questi strumenti possono essere applicate anche al web. Sempre più spesso i siti vengono ottimizzati in base proprio ai parametri decifrati attraverso le nozioni del neuromarketing: tracciare i comportamenti dei click o i movimenti degli occhi dell’interlocutore su una pagina web consente di valutarne l’efficacia. Allo stesso modo fattori come la scelta del font utilizzato o dei colori del sito possono essere dettati proprio da analisi volte a colpire un determinato target. Non si tratta solamente di capire quali sono i contenuti più visualizzati o su cui si concentra l’attenzione dell’utente, ma soprattutto capirne il perché: in questo modo il neuromarketing ci permette di costruire una comunicazione più efficace e, se si parla di aziende che vendono un prodotto o un servizio, molto più redditizia.


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Oggi affronteremo il tema delle dirette Facebook o meglio di come fare una diretta Facebook e integrarla nel tuo calendario editoriale.

Come sai bene il contenuto video riesce ad innescare maggiore attenzione di qualsiasi bella foto o grafica. Il motivo è nel suo naturale coinvolgimento. Se a questo aggiungi il fattore della compresenza, del vivere lo stesso attimo in differenti parti del mondo il tutto è ben amplificato. Ecco perché è essenziale conoscere e integrare al massimo le dirette Facebook nel vostro piano di content marketing.

 

Quando Twitter acquistò Periscope, nell’ormai lontano 2015, trasmettere video in diretta con lo smartphone rappresentava una vera novità. Ma la vera svolta arrivò quando Periscope introdusse il live streaming. Se Twitter fu il primo, il vero interesse si ebbe quando i colossi come Facebook, Snapchat e YouTube incorporarono la possibilità di trasmettere video in diretta.

In poco tempo Facebook è riuscita a superare anche YouTube imponendosi come sovrano nel live streaming.

Prima di iniziare definisci bene in mente le domande essenziali: a cosa servono i live? Quali sono gli obiettivi da raggiungere? Qual è il target di riferimento? Come si inseriscono nel calendario editoriale di Facebook?

Il primo dei consigli che ci sentiamo di darvi per fare una diretta Facebook di successo è quello di avere sempre una scaletta a vista. In questo caso, noi amiamo particolarmente Google Keep che puoi utilizzare su tablet o smartphone.

 

Ecco alcuni suggerimenti per creare una buona diretta Facebook e dare una spinta all’engagement:

  • Annuncia qualche giorno dell’evento l’arrivo della diretta in modo che i tuoi follower siano preparati alla diretta nel momento esatto in cui avverrà. Cosa fanno le grandi reti quando preparano un grande evento da trasmettere in diretta? Creano aspettativa, lanciano degli spot per avvisarti e per spingerti a schedulare l’appuntamento. Ecco, lo stesso devi fare sui social. Con un lavoro di cross posting puoi usare profilo Facebook, Twitter, LinkedIn e altre soluzioni per avvisare che quel giorno, a quell’ora, ci sarà la diretta così che il tuo pubblico sia preparato.
  • Lavora con i live solo quando hai una buona connessione (evita di iniziare per forza senza avere prima la possibilità di realizzare una buona diretta). Sarebbe solo inutile e controproducente.
  • Pubblica il live con una descrizione completa del contenuto, cosa farai e come si svolgerà. Se puoi punta tutto sull’effetto sorpresa in modo da lasciare lo spettatore in “attesa di quello che succederà”.
  • Saluta i follower per nome e rispondi ai commenti live: questa è la parte essenziale per la buona riuscita di un live. Ecco perché vi consigliamo la creazione di una buona scaletta (come detto sopra) con magari i nomi dei partecipanti nel caso tra il pubblico che segue la diretta vengano fatte domande più specifiche.
  • Una diretta lunga ha maggiori possibilità di engagement: questa è una caratteristica da non sottovalutare. Quello che rende unici i live è il fatto che, ancor prima che tu possa sintonizzarti sul canale del contenuto, la notifica ti comunica immediatamente cosa “sta succedendo ora!”
  • Saluta tutti all’inizio e alla fine della trasmissione e ringraziali di essere stati presenti.
  • Crea dirette Facebook con frequenza in modo da creare un pubblico in grado di seguirti costantemente. Fai in modo che il tuo impegno diventi un momento atteso. Solo così puoi ottenere successo.

 

Se volete leggere qualche consiglio in più la pagina ufficiale di Facebook Live lascia una serie di consigli interessanti per gestire al meglio le dirette.

In quanto ad app che migliorino il vostro lavoro vi consigliamo Live Streaming Apps che è una buona base di partenza per gestire le dirette su Facebook e YouTube.

 

Se avete iOS vi consigliamo vivamente Switcher Go, che da la possibilità di aggiunge immagini o spezzoni di video mentre siete live (una vera e propria regia per la creazione di dirette e qualitativamente migliore rispetto alle altre).

 

Un altro punto essenziale che cambia la resa delle tue dirette Facebook sono la strumentazione. Essenziali, a nostro avviso sono:

  • Cavalletto o treppiede.
  • Lenti per smartphone.
  • Luci portatili o softbox.
  • Microfoni interni o esterni.
  • Batteria extra.

Due accessori extra se volete proprio essere al top potrebbero essere bottone bluetooth da tenere nel palmo delle mani per attivare e fermare la registrazione e uno stabilizzatore avanzato per avere una vera e propria postazione per trasmettere i tuoi video.

 

Quello di cui siamo sicuri, viste le nostre esperienze è che se pianificate con cura, le dirette Facebook possono dare tanto al tuo piano editoriale.