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Nel mondo di oggi in rapido cambiamento, le tecniche SEO possono cambiare velocemente e la parte peggiore è che potresti non saperlo nemmeno.

Ecco perché è necessario rimanere sopra e sempre informati nel mondo della SEO. Altrimenti, rimarrai indietro e vedrai i concorrenti sfiorare le tue SERP.

In questo articolo, abbiamo analizzato le migliori tecniche SEO per aiutarti a salire alle stelle e aumentare il numero di visitatori mensili dalla ricerca organica.

Ma prima di approfondire i dettagli sul miglioramento del ranking della tua pagina web, prendiamo un po ‘di tempo per testare il tuo posizionamento attuale della pagina sui risultati dei motori di ricerca. Accedi a Key Rank Rank Checker , uno strumento che puoi utilizzare per determinare il posizionamento della tua pagina in base alla ricerca per parole chiave.

Classifiche più alte equivalgono a un traffico più organico: persone che puoi convertire in una fase successiva e aumentare il ROI complessivo della tua strategia SEO.

Sembra un sogno, giusto? Ma se ti senti scoraggiato con il controllo delle parole chiave che hai appena eseguito, non farti prendere dal panico. Ecco per quale motivo abbiamo scritto questa guida.

  1. Migliora l’esperienza utente in tutto il sito web

Proprio come qualsiasi motore di ricerca, Google ha il compito di mostrare per primi i risultati migliori per la query di un utente e, se abbiamo un elenco di risultati irrilevanti e di bassa qualità, l’utente sarà tentato a non utilizzarlo più. Nessuno vuole atterrare su un sito web spam che impiega molto tempo per caricarsi (anche a fronte del sempre maggiore utilizzo del mobile). Anche per questo Google premia i siti che hanno bassi tassi di rimbalzo con un più alto ranking. Il ragionamento alla base è che se un utente trascorre più tempo su una pagina è perché ha trovato contenuti di qualità al suo interno. Ricordiamo che Google vuole solo contenuti di forte qualità che andrà a premiare spingendoli per primi nelle pagine dei motori di ricerca (serp).

Ecco qualche ulteriore consiglio per ridurre la frequenza di rimbalzo:

Rendi i tuoi post facili da leggere. Questa tecnica SEO ha come regola che più persone leggono i tuoi contenuti, più bassa è la frequenza di rimbalzo quindi più alta sarà la tua posizione nelle classifiche organiche.

Utilizza le Ecco bucket brigade che sono parole o frasi che convincono il lettore a continuare nella lettura. Un esempio può essere le cose stanno così, ti starai chiedendo, non è finita qui,… seguite dai due punti che invitano alla spiegazione.

Scrivi nello stile piramidale invertiti: usa questa tecnica seo in cui prima vanno inserite le informazioni più importanti poi man mano i dettagli e le cose meno interessanti.

Google continua  costantemente  a sottolineare l’importanza della velocità del sito. In aiuto offre uno strumento che è PageSpeed ​​Insights  per aiutare gli sviluppatori a migliorare le prestazioni del sito. Dovresti migliorare la velocità del tuo sito non solo per aumentare le classifiche di Google, ma anche per aumentare le conversioni. Un utente che utilizza un sito lento non è tentato a tornare.

  1. Ottimizza per ricerca vocale

Più del 50% delle ricerche tramite Google sarà condotto a voce entro il prossimo anno. Lo sapevi? Questo porterà che le persone che si dirigono verso Google non stanno scrivendo le loro domande: stanno utilizzando un dispositivo a comando vocale per fare il lavoro per loro. Se pensi che questo non cambi per la SEO ti sbagli. Infatti i ricercatori vocali hanno abitudini diverse. Un esempio: un ricercatore di testo potrebbe digitare semplicemente “dieta delfino”. Una ricerca basata sulla voce, tuttavia, è probabile che sia una cosa più lunga, come “cosa mangiano i delfini?” La differenza sostanziale è che la ricerca vocale tende ad essere basata su domande.

  1. Concentrati inizialmente sugli argomenti e poi sulle keywords

Non pensare solo alle parole chiave ma concentrati anche a considerare il contesto intorno. E’ necessario considerare quello che gli utenti stanno cercando più che cercare di identificare la query di ricerca.

Prendi in considerazione questi fattori e inseriscile nelle tue tecniche SEO:

conosci il tuo pubblico e crea il tuo identikit: immagina di costruire figure di acquirenti che descrivono i tratti dei tuoi clienti ideali. In questo modo potrai concentrarti sugli argomenti che contano per i tuoi lettori, riducendo la possibilità di creare contenuti che in realtà non ottengono risultati.

organizza il contenuto in cluster: questo sistema funziona suddividendo gli argomenti del piano editoriale in una pagina pilastro che sarà l’argomento pilastro composto da oltre 2000 parole che offre una visione ampia su un argomento. Cluster sono invece le pagine più piccole collegate alla pagina cluster, che spingono delle sezioni più in dettaglio.

parole chiave: ci sono diversi strumenti che ti possono aiutare a trovare argomenti e dati sui volumi di keyword. Il nostro suggerimento è di utilizzare SEMRush, ottimo strumento che ti consente di identificare e analizzare le parole chiave utilizzate dai concorrenti.

  1. Contenuto più lungo equivale a classifica più alta

Quanto più il contenuto è lungo, tanto più alta è la probabilità del suo posizionamento nella parte superiore delle SERP. Tuttavia ricorda che è un processo lungo e difficoltoso e il più delle volte, non tutti gli utenti sono propensi a leggere un contenuto così lungo. Ricorda inoltre che i contenuti esistenti hanno già autorità e un pubblico stabilito. Quindi, piuttosto che scrivere qualcosa completamente da zero, è molto più semplice trovare un post che sta già facendo bene su Google, aggiornarlo con informazioni aggiornate e contenuti extra, e fare affidamento su segnali esistenti per farlo classificare.

  1. Ricordati dell’importanza di YouTube

Secondo delle analisi, i video di YouTube si classificano molto più frequentemente nella top 10 rispetto ai video che sono ospitati autonomamente o ospitati su altre piattaforme video. Proprio come gli spider di Google, l’algoritmo di YouTube funziona captando le informazioni sul tuo video. Il nome file, il titolo, la descrizione del contenuto caricato: tutti questi elementi influenzano le classifiche nella ricerca di YouTube. Per la questione del titolo devi rendere il titolo SEO friendly con più di 5 parole e includere una parola chiave in target. Inoltre punta su video più lunghi: così come per i contenuti, i video più lunghi tendono a fare meglio nella ricerca di YouTube.

  1. Costruisci una struttura di Backlinks

Secondo Google , i collegamenti sono ancora il fattore numero uno quando si tratta di determinare il grado di ricerca. I collegamenti che si ottengono attraverso contenuti di alta qualità , sensibilizzazione e marketing di influencer, sono sicuri ed estremamente efficaci. Diversifica il tuo profilo di backlink in modo da avere link di alta qualità e di qualità media. Per ogni link incredibile che costruisci, creane altri cinque di qualità media.

  1. Ottimizzazione tecnica

Suggerimenti SEO e contenuti a parte, è assolutamente essenziale avere un sito web solido, senza preoccuparsi di eventuali problemi tecnici che possono sorgere. Come?

passa a https: è la versione più comunemente usata e più sicura del vecchio protocollo web HTTP. HTTPS è una best practice che aiuterà il tuo sito Web a potenziare la sua presenza SEO, a rimanere al sicuro e a rendere più difficile l’intrusione di parti dannose e trarre vantaggio dal tuo sito web.

Abilita AMP ( Accelerated Mobile Pages) per dispositivi Mobile: consiste nel raccoglie informazioni dalle pagine del sito Web e le visualizza in un formato di facile visualizzazione per dispositivi mobili.

Utilizza i markup semantici che sono essenzialmente tag HTML che possono aiutare a enfatizzare le informazioni chiave sul tuo sito web. Questi infatti, indicano agli spider di Google di cosa tratta la pagina senza dover digerire ogni parola sulla pagina. Il testo racchiuso in un tag <h1> è il titolo principale della pagina e dovrebbe fornire una breve spiegazione dell’intero contenuto condiviso su quella pagina. Il testo racchiuso in un tag <h2> è sottotitoli e così via.

Correzione della “pagina non trovata” 404: mantieni gli utenti in ingresso usando un plug-in SEO come Redirection per reindirizzare gli URL di collegamenti interrotti a pagine completamente funzionanti.

  1. L’importanza delle inserzioni locali

Più del 46% di tutte le ricerche effettuate su Google proviene da persone che cercano informazioni locali. Generalmente queste ricerche includono negozi locali, orari di apertura, numeri di telefono e indirizzi. I problemi sorgono, quando gli aggregatori raccolgono dati non aggiornati, portando un motore di ricerca come Google o Bing a elencare le informazioni sbagliate, come un vecchio indirizzo per la tua attività o un numero di telefono disconnesso. Ecco perché è fondamentale garantire che le informazioni di contatto fisico siano quanto più attuali possibile su ogni elenco online che hai creato.

  1. Saper misurare le prestazioni SEO

Reporting e analisi sono due elementi fondamentali del SEO – entrambi sono indispensabili per migliorare le tue strategie di marketing complessive. Uno strumento da utilizzare per questo tipo di analisi è Google Data Studio che aggrega classifiche, traffico e dati di conversione in un’unica interfaccia. È uno strumento eccellente per le agenzie di SEO di condividere report di fantasia con i propri clienti.

Le metriche SEO che puoi monitorare con Datastudio possono aiutarti a determinare l’efficacia della tua strategia SEO e valutare se è necessario ruotare o cambiare le tattiche per migliorare i risultati.

Conclusioni

La SEO sta cambiando rapidamente da un anno all’altro. Abbiamo parlato delle migliori tecniche seo in questo articolo. In linea generale però, ricordati di concentrarti sui solidi concetti di creazione di contenuti e copywriting, coinvolgi profondamente i tuoi spettatori e tieniti aggiornato sulle tendenze tecniche come backlink, salute SEO e velocità del sito.

 


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Tra gli Speaker che saliranno sul palco del Mashable Social Media Day Italy + Digital Innovation Days il prossimo ottobre abbiamo intervistato per voi Vito Petragallo, CEO di SobrioEiSWORLD Group, che in occasione dell’evento terrà uno speech su Gamification Aziendale, dal Finance all’Automotive.

Scopriamo di più sul suo background professionale, su Sobrio e sullo speech che si terrà il prossimo 19 ottobre in Sala 1 dalle 12.20 alle 12.40. Non hai ancora il tuo biglietto? Acquista ora il Live Streaming a soli 99 € + iva.


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Il mese di agosto è iniziato con un vero e proprio terremoto per il mondo SEO. Il primo giorno del mese infatti, è stato rilasciato da Google un nuovo aggiornamento dell’algoritmo che regola l’ordine dei risultati di ricerca all’interno delle SERP. Cosa sono le SERP? Con questo termine si intendono quelle pagine che racchiudono, sotto forma di elenco ordinato, i risultati di ricerca effettuata da un utente (Saerch Engine Result Page). Questo aggiornamento ha avuto un impatto notevole, perché ha portato a un rimescolamento dei posizionamenti sulle pagine di ricerca di Google a livello internazionale. In poche parole, pagine che fino a qualche settimana fa si trovavano nelle prime posizioni della SERP, si sono ritrovate improvvisamente molto più in basso.  

Il nome ufficiale di questo aggiornamento è “Broad Core Algorithm Update”, ma è stato velocemente ribattezzato in “Medic Update”. La ragione di questo nuovo nome è presto detta: il settore medico, farmaceutico, sanitario, in generale l’healthcare, è sicuramente il più colpito dall’aggiornamento. Vari siti i cui contenuti orbitano intorno alla salute e al benessere della persona hanno perso posizioni all’interno delle pagine di ricerca di Google, e con esse anche un po’ di traffico. Cerchiamo di capire il perché di questo cambiamento.

 

 

Alla base dell’aggiornamento dell’algoritmo Google

Per comprendere a fondo le motivazioni che stanno alla base dell’aggiornamento dell’algoritmo di Google, bisogna partire dal 20 luglio 2018, data in cui Google rilascia le linee guida destinate ai Quality Raters (qui potrete trovare il documento). Chi sono i  Quality Raters? Sono quegli esperti, esterni a Google, che hanno il compito di valutare in termini qualitativi i risultati organici delle ricerche. Per loro, nel documento del 20 luglio, Google delinea il concetto di E-A-T (Expertise – Authoritativeness – Trustworthiness).

Secondo le nuove linee guida di Google, quindi, i fattori di cui i Quality Raters devono tener conto per valutare la qualità dei risultati delle ricerche sono:

  • la competenza di chi ha creato quel determinato contenuto;
  • l’autorevolezza, sia del creatore che del contenuto stesso;
  • l’affidabilità non solo del contenuto e del creatore del contenuto, ma anche del sito web in cui esso viene pubblicato.

Le linee guida di Google entrano ancor più nello specifico, quando si tratta di regolamentare i siti di ambito medical/healthcare:

“Le pagine che forniscono consulenza o consigli medici, per avere un alto valore E-A-T, dovrebbero essere scritte o prodotte da persone o organizzazioni con competenza medica o accreditamento adeguati. I consigli o le informazioni mediche con un alto valore E-A-T devono essere scritte o prodotte con uno stile professionale e dovrebbero essere modificati, rivisti e aggiornati regolarmente.”

 

Cosa cambia con l’aggiornamento dell’algoritmo Google

È chiaro quindi che l’intento che Google vuole perseguire con questo aggiornamento è quello di privilegiare i contenuti di qualità rispetto agli altri, ossia quei che possono dimostrare un alto livello di competenza nella materia descritta. Non è un caso infatti che i siti di grandi aziende o le pagine di istituzioni (ad esempio Aifa e Humanitas) sembrano aver beneficiato di questo aggiornamento, a discapito di altri siti di informazione farmaceutica meno conosciuti, o comunque di cui si può certificare con meno precisione l’autorevolezza.

Probabilmente l’obiettivo di Google nel lungo termine è quello di arginare per quanto possibile il fenomeno delle “fake news” e delle bufale in rete: questo aggiornamento, infatti, sembra andare esattamente in quella direzione. Se consideriamo la facilità con cui oggi ognuno di noi può scrivere e pubblicare contenuti in rete, anche non sapendo nulla sull’argomento, non è così difficile pensare che Google stia cercando una soluzione per mettere un freno a questa deriva. Non sorprende quindi che siano proprio i siti di healthcare e benessere della persona ad essere i più colpiti da questo cambiamento: purtroppo questi sono argomenti che più di altri subiscono il potere delle bufale che ogni giorno si moltiplicano in rete.

 

 

Come sopravvivere all’aggiornamento Google

C’è ancora molta confusione sull’argomento, l’aggiornamento stesso sembra ancora in divenire. Date però per assodate le linee guida già citate, il consiglio è di lavorare sul concetto di E-A-T sul proprio sito, cercando di aumentarne quindi la competenza, l’autorevolezza e l’affidabilità. Ad esempio, approfondire la pagina “chi siamo” o “contattaci” (magari con biografie dettagliate per ogni autore) può servire a rendere il sito più trasparente, e quindi può affidabile. Più i siti possono avere un impatto economico o di salute sulle persone (i cosiddetti siti YMYL – your money, your life), più necessitano di una maggiore cura dal punto di vista dell’affidabilità.


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Oggi parliamo del lavoro di freelance, professionisti, nomadi digitali e sturtup connessi ai nuovi spazi e alle agevolazioni messe in atto da Copernico per venire incontro alle esigenze dei suoi smart worker.

Le statistiche indicano che il lavoro autonomo è in costante aumento. Questo perché negli ultimi 10 anni si è assistita in America così come in Europa ad una radicale trasformazione di massa: quella dai lavoratori dipendenti in freelance. 

Un paio di anni fa  un’analisi di Edelman Intelligence per i network Freelancers Union e Upwork aveva calcolato che poco meno di un terzo dei lavoratori statunitensi si poteva già considerare un freelance. In USA oggi ci sono 53 milioni di freelance e si prevede un esponenziale aumento fino al 50 % della forza lavoro entro il 2020.

Ciò porta all’aumento degli spazi di coworking, che stanno crescendo rapidamente in tutto il mondo diventando il punto di riferimento per i liberi professionisti.

Se anche tu fai parte della categoria dei freelance, ti sarai più volte accorto che lavorare da casa può essere vantaggioso (a livello economico e di privacy), ma può anche lasciarti isolato e soggetto a distrazioni che possono influire sulla tua produttività. Proprio sulla base di queste teorie ti sarai più volte chiesto come sarebbe lavorare in uno spazio dedicato allo smart working.

I vantaggi sono molti e tra i predominanti c’è sicuramente il legame alla community di altri freelance e professionisti come te oltre all’aspetto del livello economico (in un coworking il prezzo per lo spazio dell’ufficio è molto inferiore a quello che dovresti affrontare nel prendere in gestione un ufficio).

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Copernico, tutt’oggi è la più grande piattaforma per lo smart working d’Italia, con oltre 60.000 mq di spazio offre ai suoi freelance tantissimi servizi tra cui ristorante, parco, lounge, teatro e palestra. La possibilità ulteriore è quella di poter usufruire degli spazi Copernico anche nelle altri sedi sparse in Italia a seconda dei tuoi viaggi di lavoro o dei tuoi spostamenti.

La prima sede di Copernico è nata a Milano, città capitale della moda, nel 2015 con il MainHub di Copernico Centrale nelle vicinanze della stazione ferroviaria. Centrale di nome e di fatto: tutt’oggi comprende oltre 1300 members e 280 aziende. La presenza di Copernico a Milano comprende attualmente ben 8 building con una ClubHouse (Brera), quattro MainHub e tre MiniHub.

ClubHouse Brera, situata nel cuore della città e invece un member club con una business community varia e stimolante. Uno spazio elegante e chic dove poter incontrare i clienti per un pranzo di lavoro o un meeting importante e poter usufruire di tutti i servizi messi a disposizione dalla struttura.

Blend Power in Piazza IV Novembre 7, oltre che essere “letteralmente” davanti alla stazione Centrale di Milano, dà la possibilità con i suoi undici piani di uffici, di avere a disposizione sale meeting e lounge in un contesto che parla con un nuovo modo di lavorare.

La nuova sede in Martesana, si trova al centro della nuova rivalutazione dell’area Nord Milanese. Comoda per la possibilità di trovarsi nella via principale di ingresso alla città con una grande aria parcheggio e ferrovie nelle vicinanze, il MainHub comprende 6.500 mq di spazio in tre building distinti ma interconnessi in cui si respira socialità e condivisione. 

Copernico Tortona 33, in uno dei quartieri più cool di Milano, è uno spazio dinamico in cui il meeting si tiene nella lounge, la call si fa nel phone-boot, l’aperitivo da Me.nu, lo smart working cafè Copernico (menu.copernic.co); il tutto in un ambiente dai materiali naturali grazie all’utilizzo in tutto l’edificio di pitture Airlite.

Last but not least, Copernico Isola for S32: nel cuore del quartiere che meglio ha saputo rinascere e reinventarsi negli ultimi anni, Isola. Questa è la sede fisica del Fintech District milanese che nasce con l’obiettivo di creare un ecosistema specializzato nelle tecnologie per i servizi finanziari (progetto promosso da SellaLab, piattaforma di innovazione del Gruppo Banca Sella e Copernico). 

Copernico Torino Garibaldi, Copernico Roma Barberini e D’amico ve le lasciamo scoprire sul portale coperni.co.

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Ma parliamo di prezzi: per venire incontro agli smart worker, Copernico offre dei piani membership declinati in tre possibilità d’uso:

Membership Daily per l’uso giornaliero degli spazi

Membership Boost per lavorare dove sei più comodo 

Membership Cross* per seguirti ovunque si muova il tuo business.

Questi pacchetti sono esattamente tutto quello di cui hai bisogno per il meglio del tuo lavoro da freelance

Grazie alla partnership tra Mashable Social Media Day e Copernico,  oggi ti diamo la possibilità di usufruire di tutti i vantaggi offerti con un favoloso sconto.

*Infatti potrai usufruire di uno sconto del 15 % sul pacchetto Membership Cross usando il codice sconto SMDAYIT

Questa Membership offre ai propri iscritti la possibilità di utilizzare tutte le location Copernico in cui Wifi a banda larga, reception, area caffè, lounge e library sono solo una minima parte di tutto quello che la community di Copernico può offrirti.

Quindi cosa state aspettando? Una community di smart worker vi sta aspettando.


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Se ancora pensate che per poter leggere nella testa dei consumatori serva la palla di cristallo o una seduta di ipnosi, allora è arrivato il momento per voi di capire cosa è il neuromarketing, e perché è così importante per chiunque voglia far passare un messaggio o vendere un prodotto.

Un pizzico di neurologia, un po’ di psicologia e alcune nozioni base di economia e marketing: la ricetta del neuromarketing è pronta a soddisfare la curiosità in merito alla domanda fondamentale del mercato, ossia cosa passa per la mente dei nostri interlocutori.

Un’attenta analisi di ciò che avviene nel cervello dei consumatori è essenziale per chiunque abbia intenzione di costruire una campagna pubblicitaria o promozionale, per influenzare le decisioni degli interlocutori e favorire quindi il successo e l’efficacia di ciò che essi vogliono comunicare.

 

Le basi del neuromarketing
Il neuromarketing si basa su conoscenze e strumenti che permettono di valutare le scelte istintive che il consumatore compie nei confronti di un prodotto, di un brand, di un messaggio, o in generale di una comunicazione. È infatti ormai scientificamente provato che la maggior parte delle decisioni, soprattutto quelle relative all’acquisto di prodotti, si basano su processi decisionali inespressi, influenzati da una base emozionale non conscia, che spesso sfugge anche ai metodi più canonici di analisi come i sondaggi e i focus group. Il compito del neuromarketing è quindi quello di analizzare le scelte dei consumatori in base a esperienze sensoriali, inconsce e emozionali.

Quali sono gli strumenti del neuromarketing
Il neuromarketing si affida a tecniche che sono sempre più all’avanguardia.

  • Uno degli strumenti più utilizzati nelle analisi è il cosiddetto eye-tracking, che permette di monitorare il movimento degli occhi degli interlocutori per capire dove letteralmente “cade l’occhio”, quali sono i punti in cui lo sguardo si fissa quando viene portato avanti un acquisto. Inoltre, attraverso questo strumento, è possibile anche rilevare la dilatazione delle pupille per tracciare le reazioni emotive dei soggetti coinvolti.

 

  • C’è poi quello che viene definito il brain imaging, ossia la mappatura delle attività celebrali. Attraverso questo monitoraggio è possibile analizzare la funzionalità delle varie aree del cervello e attribuire un significato in base agli stimoli somministrati.
  • Un altro metodo efficace è sicuramente il Facial Action Coding System (detto anche FACS), uno strumento meno invasivo che permette di misurare e studiare i movimenti dei muscoli del volto. Non solo permette di capire quali stimoli ci fanno sorridere, ma anche di distinguere tra una vera reazione di felicità e un sorriso finto, di circostanza.
  • Infine, è importante sapere che quando un cliente vuole comprare un prodotto, è più probabile che la transazione vada a buon fine quando l’acquisto è collegato a un’esperienza sensoriale: il consumer journey si basa proprio sulla necessità di creare il giusto incontro tra acquisto e attivazione sensoriale ed emotiva. Insomma, un ottimo modo per fidelizzare la clientela. Un esempio su tutti: alcuni negozi di abbigliamento che diffondono, all’interno dei propri punti vendita di tutto il mondo, la stessa fragranza.

Per far crescere qualunque tipo di business è quindi importante, accanto agli strumenti canonici di conoscenza del consumatore (sondaggi, focus group etc…), affidarsi anche agli strumenti offerte dalle neuroscienze. Perché, se è vero che i sondaggi possono fornire risposte razionali e ponderate, è molto più probabile che gli acquisti vengano portati avanti attraverso processi decisionali più “di pancia”, ed è bene quindi conoscere questo tipo di attività cerebrali. L’obiettivo quindi non è quello di “ingannare” la mente dei consumatori, ma piuttosto quello di conoscerla fino in fondo, alla ricerca della verità che sta alla base dei meccanismi del cervello.

 

 

Il neuromarketing e il web
Ovviamente tutte queste strategie e questi strumenti possono essere applicate anche al web. Sempre più spesso i siti vengono ottimizzati in base proprio ai parametri decifrati attraverso le nozioni del neuromarketing: tracciare i comportamenti dei click o i movimenti degli occhi dell’interlocutore su una pagina web consente di valutarne l’efficacia. Allo stesso modo fattori come la scelta del font utilizzato o dei colori del sito possono essere dettati proprio da analisi volte a colpire un determinato target. Non si tratta solamente di capire quali sono i contenuti più visualizzati o su cui si concentra l’attenzione dell’utente, ma soprattutto capirne il perché: in questo modo il neuromarketing ci permette di costruire una comunicazione più efficace e, se si parla di aziende che vendono un prodotto o un servizio, molto più redditizia.


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Fino a qualche anno fa, la Fondazione Sandretto era riconosciuta come una delle tante realtà istituzionali italiane dedicate alla promozione dell’arte e della cultura. Oggi, invece, è diventata una vera e propria icona di stile, per la sua comunicazione social irriverente e fuori dagli schemi ingessati e anche un po’ ripetitivi della comunicazione istituzionale. Merito di Silvio Salvo, ufficio stampa e social media manager, incoronato da Artribune miglior ufficio stampa 2017. Sabato 28 aprile, l’ho incontrato a Cuneo nel corso di un incontro dedicato al tema della comunicazione 2.0 e cultura, realizzato dai ragazzi del Progetto Yom,un progetto di coinvolgimento giovanile nell’attività dei musei locali.

LAVORARE COME SOCIAL MEDIA MANAGER IN AMBITO ARTISTICO

 “Sono laureato in Scienze della Comunicazione, anche se non mi è servito a nulla – ha raccontato Silvio Salvo – ho fatto uno stage per il Premio Grinzane Cavour e nel 2005 ho iniziato a lavorare nell’ufficio comunicazione della Fondazione Sandretto Re Baudengo di Torino. Mi occupo di comunicazione artistica da 13 anni, ma non sono un esperto di arte contemporanea. Quello che so di arte contemporanea è quello che ho imparato attraverso il mio lavoro. Dal 2008/2009 mi occupo di Facebook, per il semplice fatto che ero uno dei pochi a essere iscritto. Per svolgere questo lavoro occorre: conoscere i contenuti, avere buone capacità di copywritng, essere aggiornati su nuovi canali di comunicazione, avere come mission informare, interagire, conoscere il linguaggio delle persone per creare una community di riferimento”.

IL TARGET DELLA COMUNICAZIONE DI FONDAZIONE SANDRETTO

 “La Fondazione Sandretto ha come focus principale la promozione di giovani artisti, a livello nazionale e internazionale. Il pubblico che vogliamo raggiungere con la nostra comunicazione è fatto da: appassionati di arte contemporanea, scuole, universitari, famiglie, turisti, artisti collezionisti, torinesi o piemontesi. Come si informano queste persone? Attraverso il web – sito internet, newsletter, social network – giornali, passaparola/influencer”.

OBIETTIVI DI COMUNICAZIONE

 “L’obiettivo principale è quello di riaffermare il posizionamento della Fondazione. All’inizio eravamo tra le prime realtà in Italia, nel tempo ne sono nate tantissime nuove. Prima era facile uscire sui giornali, ora abbiamo tantissimi “competitor” ed è sempre più difficile. Un altro obiettivo è quello di immettere nuova linfa bei processi di comunicazione per imprimere energia e attirare nuovi pubblici”.

LE 8 C DELLA COMUNICAZIONE MADE IN SANDRETTO

Caos, cultura, cazzeggio, community, condivisione, contaminazione, coinvolgimento, cortocircuito.

COME È NATO LO STILE DI COMUNICAZIONE “SANDRETTO”

“La maggior parte dei musei hanno un dipartimento digital che si occupa esclusivamente dei social e altre persone dedicate all’ufficio stampa. Io mi occupo di entrambe le cose. Per impostare la strategia di comunicazione, siamo partiti dai nostri punti deboli: 1. non è facile comunicare un artista emergente; 2. la Fondazione non è dotata di una collezione permanente e nemmeno di un’opera simbolo; 3. giorni d’apertura dal giovedì alla domenica; 4. nessun investimento pubblicitario online (adv) e offline (cartellonistica) e budget sempre ridotto sulla comunicazione. Mi sono chiesto cosa possiamo comunicare? Così mi sono inventato un linguaggio, che mi permetta di non comunicare in modo convenzionale. Ho sempre avuto la consapevolezza di essere un architetto della parola e dell’immagine e di poter creare cortocircuiti interessanti soprattutto sui social, in fondo come dice Marshall McLuha <<the medium is the message>>”.

STRATEGIA SOCIAL

“Se introduci un po’ di anarchia… se stravolgi l’ordine prestabilito… tutto diventa improvvisamente caos. Io sono un agente del caos e sai qual è il bello del caos? È equo” – dal film “Il cavaliere oscuro” di Christopher Nolan

“Ci sono musei molto più social di noi e riescono a usarla in maniera divulgativa, il museo Egizio punta tantissimo sulla storia anche sui social, per noi è molto difficile l’unico modo di contestualizzare l’opera è parlare del qui e ora, per questo prestiamo molta attenzione agli elementi che appartengono alla quotidianità. L’arte contemporanea è calata nella realtà quotidiana. Devo conoscere questi aspetti, per comunicare devo conoscere il contesto in cui vengono create le opere in questo momento storico. Ogni elemento della quotidianità può essere utilizzato per creare uno scenario che comunichi“.

“Viviamo nell’era del caos. Come social media manager cerco di mettere in scena il caos e tradurlo in modo scenario che superi i confini fra i vari linguaggi (arti visive, tv, pubblicità, musica, cinema, letteratura, giornalismo, social media). La strategia di comunicazione adottata sui social deve raggiungere le persone che non conoscono la Fondazione Sandretto attraverso i canali istituzionali (sito, newsletter, comunicati stampa) e può essere sintetizzata in una parola”:

 INFOCHAOSTAINMENT= informazione + caos + intrattenimento

“Voglio che la prima impressione di chi viene sui social della Sandretto sia quella di essere spiazzato. Il linguaggio va decodificato. Non è convenzionale per un’istituzione ma se ci pensate è il più convenzionale sui social”.

“A Quentin Tarantino interessa guardare uno a cui stanno tagliando un orecchio; a David Lynch interessa l’orecchio”

– David Foster Wallace, dal saggio David Lynch

 La missione della comunicazione social è di imprimere nell’immaginario collettivo e comune la parola Fondazione Sandretto per fare in modo che le persone si ricordino il nome in modo divertente. Da qui, è nato l’hashtag: #occupysandretto

Quando comunico attraverso i social (il linguaggio social segue un linguaggio totalmente diverso dagli altri canali) devo immaginarmi il visitatore tipo o ideale della Fondazione Sandretto, devo sapere che tipo di musica ascolta, che programma segue, appropriarmi di immagini universali e sandrettizzarle. Per questo ho scelto di utilizzare i meme , perché sono la cosa più immediata e che fa sorridere.

 

COME NASCE IODA

 Ioda, in realtà, è il vero social media manager della Sandretto. Ha una su pagina su Facebook e  su Instagram. La Fondazione Sandretto come tutte le grandi Fondazioni può anche non piacere a molte persone. Soprattutto all’inizio, molti si sentivano in dovere di attaccare le scelte artistiche della fondazione, così nel momento in cui le critiche sono diventate più pesanti, ho creato Ioda e facevo rispondere a lui ai commenti. Da quel momento le critiche si sono azzerate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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In questi tempi tra scandali e rivelazioni si sente molto parlare di Privacy ma del GDPR in realtà si parla da quasi un anno (anche se fino a qualche settimana fa solo pochi sapevano veramente cosa fosse).

L’ Unione Europea ha introdotto un nuovo regolamento per difendere la privacy dei propri cittadini e suo “nome in codice” è General Data Protection Regulation (o GDPR), regolamento pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 4 maggio 2016. La spinta verso l’aggiornamento della normativa è dovuta principalmente all’avvento di internet e alla conseguente volontà dell’U.E. di introdurre misure di sicurezza allineate con i tempi correnti, oltre alla volontà di innalzare l’asticella della tutela tout court.

Il nuovo regolamento Europeo sulla privacy entrerà ufficialmente in vigore il 25 maggio 2018 e attenzione perché non si tratta di uno stravolgimento rispetto la normativa vigente. Infatti questo regolamento è un’integrazione che non sostituisce ma implementa il quadro di leggi a tutela della privacy già vigenti.

Tutto nasce dall’esigenza di controllare e tutelare l’utente rispetto la grande rete di Internet cha ha permesso alle organizzazioni di inventare numerosi metodi per utilizzare (e abusare) i dati delle persone.

 

Il GDPR cerca di fronteggiare questo problema dando alle persone un maggiore controllo su come le organizzazioni usano i loro dati . Esso dovrà essere applicato da imprese, privati, tribunali e autorità. Inoltre il Regolamento UE 2016/679 (General Data Protection Regulation) si applica non solo ai cittadini dell’Unione Europea ma anche agli Enti che risiedono al di fuori dei Paesi membri. Una delle grandi modifiche che si apporteranno è nella Privacy by Design e by Default, dove il titolare del trattamento deve assicurarsi di mettere in atto “misure tecniche e organizzative adeguate per garantire che siano trattati, per impostazione predefinita, solo i dati personali necessari per ogni specifica finalità del trattamento”. Apriamo su questo una piccola parentesi: con dati personali di un utente si intende qualsiasi cosa che rientri ai sensi della legge sulla protezione dei dati (compresi nei dati personali anche gli identificatori online come ad esempio gli indirizzi IP). Ogni persona ha il diritto di accedere a qualsiasi informazione che un’azienda detiene su di essa e il diritto di sapere perché i dati vengono elaborati, per quanto tempo sono archiviati e chi può vederli. Una forte novità è nel diritto dell’utente di chiedere che i loro dati vengano cancellati se non sono più necessari allo scopo per cui sono stati raccolti: questo è noto come il “diritto all’oblio”.

L’articolo 37 del testo, infine, specifica la designazione del DPO – Data Protection Officer, ossia il Responsabile della protezione dei dati. Attraverso certificazioni GDPR 2018 e l’acquisizione di “bollini” che garantiscono la correttezza del Trattamento dei Dati, i Garanti Europei riconosceranno l’azienda o l’ente pubblico come conformi al nuovo Regolamento GDPR 2018.

Il mancato rispetto del nuovo regolamento europeo sulla privacy prevede sanzioni di diversa entità ma che possono diventare estremamente onerose.

Da questo sito è possibile scaricare l’intero regolamento.


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Dal 2009, anno della sua creazione, possiamo decisamente affermare che Whatsapp ne ha fatta di strada. Di proprietà di Facebook dal 2014, con oltre 1,3 miliardi di utenti attivi mensilmente in tutto il mondo, la più famosa e utilizzata chat di messaggistica si appresta a diventare anche il più veloce mezzo di comunicazione tra aziende e clienti. È nata infatti da poco più di una settimana Whatsapp Business, la nuova app che permette alle imprese di gestire il rapporto con i clienti tramite una chat simile a quella della versione “normale” di Whatsapp. Ovviamente sono numerose le funzionalità aggiuntive che facilitano questo contatto: in questo articolo le analizzeremo nel dettaglio.

Come si installa Whatsapp Business?
Cominciamo dalle basi: al momento, l’applicazione Whatsapp Business è disponibile solo per Android. È possibile inoltre, come per la versione classica di Whatsapp, scaricarne anche la versione Web, per gestire le chat attraverso il computer oltre che dal proprio smartphone.

Durante l’installazione è necessario associare al profilo aziendale un numero di telefono che, a differenza dei classici account Whatsapp, può essere a scelta un numero di cellulare o un numero fisso. Su uno stesso smartphone è possibile installare sia Whatsapp che Whatsapp Business. Attenzione però: ciascuna app deve essere associata a un numero differente.

Il profilo aziendale
Una volta installata l’app sullo smartphone, passiamo allo step successivo, che consiste nell’impostare il proprio profilo aziendale. Attraverso la compilazione di una serie di informazioni utili (nome, descrizione dell’attività, indirizzo, email e sito web) l’account sarà completato e pronto per essere facilmente visualizzabile dall’utente che accederà al profilo aziendale ricercato. Inoltre, ogni profilo potrà essere caratterizzato da un’immagine, inserita come immagine del profilo aziendale.

Come per i profili aziendali su Facebook, accertati attraverso la famosa spunta blu, anche i profili aziendali su Whatsapp potranno avere una presenza ufficiale sulla piattaforma attraverso un profilo verificato e identificato come account business. Come si legge nella nota pubblicata sul blog aziendale di Whatsapp, “con il tempo, le attività per le quali è stato confermato che il numero di telefono del loro account business corrisponde effettivamente al numero dell’attività, avranno un account confermato”.

Le funzioni esclusive di Whatsapp Business
Sono sostanzialmente due le funzioni fondamentali che identificano l’attività di Whatsapp Business, oltre alla già citata possibilità di creare un profilo aziendale e mostrare quindi le principali informazioni sulla propria attività. Le due funzioni sono:

  • Whatsapp Business come strumento di messaggistica intelligente: Whatsapp Business permetterà alle aziende di comunicare direttamente con i clienti, impostando messaggi di benvenuto o di assenza nel caso non si sia disponibili a chattare, ma anche risposte rapide alle domande frequenti dei clienti, come dettagli specifici sull’orario di esercizio o sulla disponibilità di uno specifico oggetto in vendita.
  • Whatsapp Business come strumento di controllo statistico: Whatsapp Business permetterà alle aziende di tenere monitorate le statistiche riguardanti i messaggi inviati, al fine di individuare le strategie più efficaci per la comunicazione futura.

E per i clienti cosa cambia?
Assolutamente nulla: i clienti non dovranno scaricare una nuova versione dell’app, ma potranno continuare ad utilizzare la solita versione di Whatsapp anche per interagire con le aziende. L’idea è quella di rendere ancora più spontaneo e personale il rapporto tra cliente e piccola impresa attraverso Whatsapp, ovvero il mezzo più diretto in assoluto che in questo momento nel mondo l’utente utilizza per le proprie conversazioni private. E come per le chat private, anche con gli account Business il cliente potrà bloccare un profilo aziendale o segnalarlo come spam, nel caso di pubblicità troppo aggressiva.

Il futuro di Whatsapp Business
Per ora Whatsapp Business è disponibile solo in 5 Paesi: oltre all’Italia infatti, possono scaricare la nuova app anche gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Messico e l’Indonesia, e solo, come abbiamo già detto, per Android. Tra qualche settimana è previsto il lancio dell’app anche per Iphone e per gli altri paesi.

Ma c’è chi guarda ancora più in là, ipotizzando in un futuro nemmeno troppo lontano la creazione di un modello “freemium” di Whatsapp Business: un’applicazione a pagamento che consenta di avere funzioni aggiuntive oltre a quelle già previste dal pacchetto base. E, perché no, anche la possibilità di inserire un eventuale sistema di pagamento che potrà permette ai clienti di effettuare gli acquisti direttamente tramite l’app. Un’innovazione che potrebbe portare non pochi guadagni nelle casse di Whatsapp (e quindi di Facebook). Le potenzialità sono numerose, non ci resta che attendere di vedere cosa potrà diventare Whatsapp Business. Nel frattempo godiamoci la possibilità di comunicare direttamente con le nostre aziende di fiducia.


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L’edizione 2018 del Mashable Social Media Day sarà speciale per tanti motivi. La competenza dei relatori, l’ampiezza della location e il numero di partecipanti rappresenteranno elementi distintivi che, anche quest’anno, alzeranno l’asticella di un evento sempre più unico del suo genere.

Ma la vera forza di un evento, lo sappiamo, sono le persone che lo compongono del giorno-per-giorno. Parliamo di Eleonor

a Rocca, infaticabile Founder e vertice di una piramide organizzativa complessa ma stimolante. Parliamo, soprattutto, del team di lavoro, ampio e appassionato, che supporta la promozione dell’evento lungo tutto l’anno.

Tra queste persone abbiamo il piacere di presentarvene una in particolare, Federica Mori, che per prima si presta gentilmente al formato dell’intervista. Perché il Mashable Social Media Day 2018 è l’evento in cui si celebra il digitale, certo, ma soprattutto le persone stupende che gli danno un volto e un’anima.

Federica Mori

Dal liceo all’università, un elemento risulta stabile nel tuo percorso di formazione: l’interesse verso le materie umanistiche. Quanto sono importanti per te le competenze umanistiche nel campo dei social media e della comunicazione aziendale?

“Sono tutto! Di non essere portata per i numeri e le materie scientifiche l’ho capito da subito, per questo ho scelto un percorso più umanistico. Volevo fare psicologia, poi ho virato verso la pubblicità, che in effetti non è tanto diversa. Gli studi umanistici mi hanno permesso di sviluppare un percorso legato alle persone e ai consumi che si è rivelato fondamentale con la nascita dei Social Media e che mi ha aiutato a capirli fin dall’inizio, quando in Italia ancora non si parlava di Facebook e delle sue potenzialità legate all’utilizzo business. Mi sono quindi rimessa a studiare, e mi sono dedicata al Facebook Marketing, che oggi è una delle mie attività principali”.

In quanto freelance lavori con clienti eterogenei e affronti sfide continue. Quali servizi offri nello specifico e che valore dai alla carriera da libera professionista?

“Mi occupo principalmente di Facebook Marketing e di Ufficio Stampa. L’essere libera professionista mi permette di poter scegliere con chi lavorare, in base al progetto. Questo ha significato molto nella mia decisione di mettermi in proprio. Se una cosa ti piace la fai più volentieri, no? Per me questo è fondamentale.

Lavoro sia con piccole/medie aziende che con attività locali quali Ristoranti, Hotel e negozi, che sono quelli che oggigiorno hanno una risposta più “veloce” alle attività su Facebook perchè “seguite” da piccole community che hanno interesse a rimanere aggiornate sul nuovo prodotto, sullo sconto o sul piatto della settimana. Una pagina con contenuti interessanti, uno stile grafico omogeneo e accattivante, la presenza costante per rispondere e interagire con i fan e qualche campagna adv ben mirata sono gli “ingredienti” da cui partire per creare una buona strategia che soddisfi il cliente.

Creare interazioni e relazioni è sempre più importante. Lavoro con la stampa fin dal mio ingresso in agenzia (2007) e ho visto come l’avvento di blogger e influencer ha cambiato il concetto di PR facendole diventare oggi sempre più digital. Non si può più fare Ufficio Stampa senza affiancare alla buona (e vecchia) carta stampata una strategia di Digital PR: in certi settori, come il beauty o il fashion, le persone per scoprire le tendenze della prossima stagione tendono a seguire più gli influenzer che a leggere le riviste. Ma io non demordo e continuo a fare re-call alle giornaliste e sfogliare con calma i giornali, con una tazza di caffè in mano. Perché nella carta stampata io continuo a credere, avrà sempre il suo peso”.

Parlaci un po’ di te. Tra sport e hobby, cosa ama fare Federica Mori nel suo tempo libero?

“Essere libera professionista mi permette di gestire al meglio il mio tempo: posso anche lavorare 10/12 ore al giorno, dal lunedi al venerdi, ma sabato e domenica sono off line: telefono spento, per ricaricare le batterie.

Amo la montagna. Sono in parte “di casa” a Madonna di Campiglio dove d’inverno mi concedo qualche pista in snowboard ogni weekend. D’estate mi divido tra Campiglio e la Val di Fassa dove mi rilasso, tra passaggiate, amici e buona cucina.

Leggo molto, quando possibile all’aperto. Amo soprattutto i gialli ma mi concedo anche “intervalli” più leggeri e frivoli. Ho degli autori che seguo da 20 anni e di cui leggo ogni cosa appena viene pubblicata, come ad esempio Michael Connelly, Patricia Cornwell, Donato Carrisi, Kepler Lars ma anche Sophie Kinsella, Banana Yoshimoto, Federica Bosco, Dan Brown e ovviamente J.K. Rowling, che non finirò mai di ringraziare per Harry Potter.

Sono anche una maniaca di Serie TV. Nei ritagli di tempo, la sera o nei weekend di pioggia, faccio vere e proprie maratone tv per recuperare le puntate perse. Guardo di tutto: Crime, Medical Drama, Fantasy e tutte le serie di Super Eroi basati su Marvel e DC Comics. Diciamo che l’abbonamento a Netflix e Sky lo sfrutto per bene!”.

Come sei entrata per la prima volta in contatto con l’evento e quando hai deciso di abbracciarne l’organizzazione?

“Ho conosciuto Eleonora nel gruppo Socialgnock. Quando ha parlato per la prima volta del SMDAYIT ho deciso di parteciparvi. Poi ha chiesto se qualcuna era disponibile per il live tweeting dell’evento e mi sono candidata. Era il Giugno del 2015. Ho preso parte così al mio primo SMDAYIT e, dopo aver visto l’entusiasmo che ci metteva Eleonora e la voglia di renderlo un evento sempre più grande, ho “sposato” il progetto di Ele e mi sono resa disponibile per le edizioni successive. Vedere l’edizione 2017 con oltre 1000 partecipanti è stata una grande emozione e soddisfazione, come sapere di aver dato il mio piccolo contributo, anno dopo anno, per renderlo l’evento Digital TOP in Italia! Per questo quando Eleonora mi ha chiesto di avere, per il 2018, un coinvolgimento maggiore nell’organizzazione non ho potuto che dirgli di sì. Sarà ancora più grande, più internazionale e più cool dell’anno scorso. Chi se la perde se ne pentirà amaramente! ;-)”.


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Centinaia di start-up e giganti della tecnologia hanno investito ingenti quantità di denaro in prodotti basati sull’intelligenza artificiale lo scorso anno. Parlando in particolare dei chatbot, ce ne sono stati alcuni che sono stati considerati qualcosa di più di una moda passeggera e c’è chi rassicura sul fatto che avranno una lunga vita in futuro.

I chatbot sono essenzialmente programmi per computer progettati per simulare conversazioni umane. Pur fornendo un partner virtuale, questi programmi creano una conversazione tramite metodi uditivi o testuali. I principali chatbot in uso oggi sono programmi basati su testo che le persone possono utilizzare su varie piattaforme di messaggistica come Facebook.

Avendo un potenziale incredibile per quanto riguarda lo spazio del servizio clienti, i chatbot si stanno evolvendo per essere utili alle aziende in rapporto con i propri clienti, non solo quando si tratta di fidelizzazione o soddisfazione, ma anche per l’acquisizione di nuovi clienti.

Il “coinvolgimento personalizzato” andrà a vantaggio dei marchi e delle loro capacità di marketing in un modo che nessun’altra piattaforma è stata in grado di fare prima d’ora.

Il potenziale promettente dei chatbot viene sfruttato come mai prima d’ora. Giganti del business come Amazon e Apple possiedono alcuni dei più famosi chatbot presenti ossia Siri e Alexa. Qualcosa sulla falsariga di un vero maggiordomo digitale in tasca, la chatbot di Facebook è ancora sotto il radar ma se avrà successo sarà sicuramente il più intelligente del gruppo.

Oltre a poter offrire un’assistenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7, i chatbot possono contribuire a garantire che l’esperienza del servizio clienti sia coerente e adattabile, poiché i robot imparano da ogni query per fornire un supporto più rapido e personalizzato.

Tuttavia, non c’è nulla di più sconcertante di un chatbot che funziona male e non riesce a elaborare le vostre richieste. La chiave “per il successo” di un’azienda che vuole investire in questi software, è di automatizzare gli aspetti meccanici e di routine del suo normale flusso di lavoro con un bot.

Una delle caratteristiche più importanti e distintive, è che tantissimi Chatbot sono progettati con un sistema di machine learning integrato. Questo vuol dire che, grazie a questo importante sistema, sono in grado di migliorare la propria performance in modo direttamente proporzionale alla frequenza di utilizzo. Più vengono utilizzati dai clienti, più sono reattivi e migliori nel rispondere ai quesiti che gli si pongono.

Un esempio importante, soprattutto per le aziende, è la possibilità di avere un Customer Care Bot in grado di poter rispondere tempestivamente alle domande degli utenti online, a qualsiasi ora del giorno.

Un’altra tipologia di Chatbot sono i Content Bots, che in base ai quesiti che gli vengono posti, sono in grado di proporre come risposta degli articoli e delle informazioni che potrebbero interessare l’utente, in modo da suscitare in lui interesse come dei veri e propri agenti pubblicitari.

Se lo scopo della nostra azienda è invece quello della vendita online, è sicuramente utile l’installazione di un bot per e-commerce. Questa tipologia infatti, coinvolge il consumatore e lo guida all’interno del catalogo online con prodotti simili o consigliabili in base alle sue esigenze. Grazie al caratteristico linguaggio friendly dei bot, la conversazione si trasformerà in un’esperienza di acquisto.

Infatti caratteristiche principali di questa tecnologia a cui deve senza dubbio il suo successo, è nella capacità di intrattenere un contatto con l’utente in maniera istantanea, semplice e personalizzata.

Inoltre questi robot mirano a migliorare le comunicazioni del team di supporto. I flussi di lavoro saranno semplificati e ottimizzati man mano che lo spazio della chat diventerà più produttivo e collaborativo. Mentre i bot gestiscono compiti più semplici, attività più complesse possono essere analizzate e integrate dagli esseri umani. Questo modello di comunicazione è scalabile, aprendo vie per ulteriori dialoghi bot-umani.

Per chi si sta già allarmando pensando ad un ipotetico futuro da film di fantascienza, vogliamo rassicurare sul fatto che i chatbot non hanno empatia e quindi non saranno mai in grado di sostituire completamente gli umani.

Quello che stiamo dicendo qui è che il futuro del supporto AI è rappresentato dagli agenti umani che lavorano in coordinamento con gli assistenti AI. L’aspetto tecnologico sarà messo al lavoro per ottenere informazioni e offrire opzioni e alternative pertinenti, mentre l’aspetto umano sarà utilizzato per comprendere il contesto delle conversazioni e rispondere di conseguenza. 

Il futuro dei robot è già qui.